LA SETE DI DIO

LA SETE DI DIO

Gesù le disse: “Dammi da bere!” “Signore – disse la donna – dammi quest’acqua, perché non abbia più sete” (Gv 4, 7.15)

Il cammino pastorale della Chiesa di Bologna di quest’anno sarà incentrato sull’incontro di Gesù con la Samaritana.

L’immagine scelta per l’anno pastorale 2019-2010 è la rielaborazione di una icona russa del secolo XVIII.

In posizione dominante Gesù e la Samaritana; sullo sfondo, dietro a Gesù, il gruppo dei discepoli che vanno a prender cibo e ritornano perplessi al vederlo discorrere con una donna; dietro la donna il gruppo dei samaritani che escono dalla città incontro a Gesù, anch’essi circospetti ed esitanti.

Così l’incontro tra i due – Gesù e la donna – è colto nelle sue relazioni sia con la comunità dei discepoli, sia con quella dei samaritani. Tutto questo mette a tema molteplici dinamiche e intrecci di relazioni, molto importanti anche per noi.

La forma esagonale del pozzo è una delle scelte iconografiche che la tradizione ha adottato. Il numero sei sta ad indicare spesso l’incompiutezza rispetto al sette che è un numero di pienezza. Nel sesto giorno viene creato l’uomo, ma solo nel riposo del settimo giorno la creazione trova compimento. Sesta è l’ora dell’incontro, quando il sole, raggiunto il suo apice, inizia a declinare. Sei uomini ha avuto la donna, cinque mariti e il non-marito attuale.

Gesù è la pienezza del creato, lo sposo che l’umanità attende, che percorre fino in fondo il declino della morte e della sepoltura, per risorgere dopo il riposo del sabato, nell’ottavo giorno, simboleggiato dalla pietra su cui egli siede vero Signore dell’umanità redenta, di cui la Samaritana diventa una primizia.

ICONA EVANGELICA: l’incontro di Gesù con la Donna Samaritana (Gv 4, 1-42)

Le due seti

La pagina biblica che ci accompagnerà questo anno è quella dell’incontro tra la donna samaritana e Gesù.

Due seti: quella di Cristo, che cerca la persona e quella della donna che forse non si aspetta più niente dalla vita, ma che ha dentro di sé il desiderio di un amore vero. Gesù cerca quella donna e le va incontro per farle conoscere il dono di cui lei ha bisogno, l’acqua che risponde alle domande profonde che porta nel cuore.

Due seti che si dissetano reciprocamente.

La quotidianità

Questo incontro non avviene in un luogo fuori dallo spazio o particolare, ma nella vita di tutti i giorni, nella quotidianità segnata dalla fatica, dalla noia, dal pregiudizio, dalla rassegnazione, dai ruoli di sempre. Quanti “pozzi” possiamo trovare dove incontrare la domanda nascosta nel cuore di ciascuno e dove rendere vicina la presenza di amore di Gesù! Non ci sono distanze che impediscono l’incontro. A volte ci capita di pensare che sia davvero impossibile, che la situazione di quella persona sia tale che è inutile anche solo iniziare a parlare. Altre volte non sappiamo riconoscere la domanda spirituale, giudichiamo e ci sentiamo giudicati e ci sembra che le persone non abbiano niente da chiedere e non interessi affatto l’acqua che abbiamo. Altre volte parliamo di tutto, ma non di Gesù, come se fosse troppo lontano e difficile. Così non succede nulla.

Gesù non solo non allontana nessuno, ma avvicina tutti, anche quelli che per convenzione, per ruolo, per storia personale non avrebbero avuto niente a che fare con Lui. Non si vergogna di chiedere: Dammi da bere. Così permette alla donna samaritana, di aprire il suo cuore poco alla volta, stupita che qualcuno le parli senza pregiudizio e senza condanna, di rivelare il suo bisogno. Ascolta e poi parla.

Contemplare la città

Papa Francesco parla spesso di contemplare la città degli uomini. Contemplare Gesù non è infatti chiudere gli occhi in una dimensione lontana dalla vita, ma sentire l’amore che lui ha per tutti noi. Così sappiamo contemplare anche la città degli uomini, cioè riconoscere in ogni persona la sua originale e attuale domanda di amore e in ogni povero lo stesso corpo di Cristo. Contempla chi sa sentire e donare l’amore e quindi capisce quello che è nel cuore di ognuno.

Non lasciamoci rubare la speranza

Certo, “è evidente che in alcuni luoghi si è prodotta una «desertificazione» spirituale, frutto del progetto di società che vogliono costruirsi senza Dio o che distruggono le loro radici cristiane. E nel deserto c’è bisogno soprattutto di persone di fede che, con la loro stessa vita, indichino la via verso la Terra promessa e così tengono viva la speranza”. La verità è Cristo e questa poi introdurrà alla verità piena. “In ogni caso, in quelle circostanze siamo chiamati ad essere persone-anfore per dare da bere agli altri. Non lasciamoci rubare la speranza!” (EG 86).

L’ascolto di Gesù

Gesù non vuole essere riconosciuto subito. È facile investire l’interlocutore con le proprie certezze, piuttosto che ascoltare e parlare. Ma solo così avviene l’incontro. Se non ascoltiamo, non parliamo al cuore delle persone. Parla al cuore tanto da far sorgere la domanda che sgorga dalla loro vita e dalla loro ricerca. La samaritana esprime la sete profonda di ogni essere umano che ha sete del volto di Dio. “Come la cerva anela ai corsi d’acqua così l’anima mia anela a te o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? (Sal 41). È la “profonda nostalgia” di Dio che è nel cuore di ogni uomo e che si esprime in tanti modi.

La fede

Al centro del cristianesimo non c’è un’etica, ma un incontro. Noi dobbiamo favorire l’incontro delle persone con Cristo. La vita di fede inizia così.

Papa Francesco in una catechesi ci ricorda che: “quella di Gesù era sete non tanto di acqua, ma di incontrare un’anima inaridita. Gesù aveva bisogno di incontrare la Samaritana per aprirle il cuore: le chiede da bere per mettere in evidenza la sete che c’era in lei stessa. La donna rimane toccata da questo incontro: rivolge a Gesù quelle domande profonde che tutti abbiamo dentro, ma che spesso ignoriamo. Anche noi abbiamo tante domande da porre, ma non troviamo il coraggio di rivolgerle a Gesù!” (23 marzo 2014).

Chiesa di Bologna – Programma pastorale 2019-2024

La comunicazione del Vangelo e gli itinerari di iniziazione cristiana

Comunicare il Vangelo e vivere itinerari di iniziazione cristiana è la gioia delle nostre comunità e di ognuno di noi, chiamati a lavorare nella messe di questo mondo … Vogliamo comunicare la gioia di essere cristiani oggi, nel nostro tempo pieno di difficoltà ma anche di opportunità, aiutando la Madre Chiesa a donare a tanti l’infinita misericordia del Padre e contenti di poterlo fare con le nostre parole e con la nostra vita. “Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti” (Evangelii Gaudium, 164) è il contenuto della comunicazione del Vangelo, è il Vangelo tutto.

Insieme alla Chiesa italiana, la Diocesi di Bologna, nell’arco dei prossimi cinque anni, si impegna nella conversione missionaria e pastorale a partire dal rinnovamento dell’Iniziazione cristiana per una comunicazione del Vangelo che generi vita.

Il cammino che ci prefiggiamo avrà la durata di cinque anni, articolato secondo tre direttrici: VEDERE (anno

2019-2020), CRESCERE (anno 2020-2022), CAMBIARE (anno 2022-2024).

Nell’anno del VEDERE ci è chiesto di sostare presso i “pozzi”, dove passa la vita concreta delle persone, per riuscire, con gli occhi di Gesù, a vedere, ascoltare, leggere, riconoscere la sete di vita; e, inoltre, per “guardare i campi che già biondeggiano per la mietitura”. Poiché l’obiettivo di tutto il cammino è la vita cristiana stessa – e non la preparazione ai sacramenti o la spiegazione di qualche contenuto dottrinale o etico–, la vita va incontrata lì dove pulsa e lì dove conosce i suoi snodi fondamentali: la nascita, la crescita, le scelte di vita, la malattia e la fragilità, la morte.

Anno pastorale 2019-2020:

Anno del vedere

LA SETE DI DIO

A. Icona evangelica: l’incontro di Gesù con la donna samaritana

B. Le tre tappe dell’Anno del vedere:

1. Lectio in ogni comunità

2. Assemblea di ciascuna Zona pastorale

3. Veglia di Pentecoste in ciascuna

Zona pastorale

[Questo testo è estratto dal Programma Pastorale 2019-2020 della Chiesa di Bologna e può essere consultato per intero sul sito della Chiesa di Bologna www.chiesadibologna.it]

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