Nessun dorma, nessun dorma…
Is 2,1-5 Sal 121 Rm 13,11-14 Mt 24,37-44
Viviamo gran parte della nostra vita chiusi come in una bolla, spesso senza accorgersi di quello che sta avvenendo dentro a noi ma anche intorno a noi. Non vogliamo essere disturbati, o peggio ancora non vogliamo prenderci la responsabilità di cambiare.
Ma la realtà talvolta ci scuote bruscamente e senza alcuna delicatezza e allora aprendo gli occhi guardiamo il mondo come fosse la prima volta.
Facciamo allora nostro l’invito di San Paolo «Svegliatevi perché la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti» (Rm 13,11). Svegliamoci per evitare che il Signore ci passi a fianco senza che ce ne accorgiamo!
Dio ci ha amati e continua a farlo, (ad-ventum) è venuto verso di noi e continuamente ci viene incontro: ma in noi c’è lo spazio per ricevere Dio?
Se non ci svegliamo e non prestiamo attenzione a quello che sta accadendo dentro di noi e intorno a noi, rischiamo di ritrovarci travolti anche noi dal diluvio senza esserci accorti che il tempo è cambiato, e aver sottovalutato le prime gocce.
L’arca in cui ripararci dal diluvio è la relazione con Dio: i Padri hanno visto nell’arca una prefigurazione della Chiesa che accoglie e custodisce.
La vita è segnata dall’incertezza, solo noi possiamo fare la differenza, ma com’è la mia vita oggi?
San Bernardo abate e dottore della Chiesa, afferma che ci sono tre venute di Cristo, la prima (la nascita), l’ultima (alla fine del mondo), e in mezzo c’è una terza venuta: Cristo viene con lo spirito nella vita del credente, attraverso i sacramenti e l’eucaristia.
Ma se Cristo viene continuamente nella nostra vita, che direzione diamo alla nostra esistenza?
Oggi prima domenica di Avvento, Isaia ci invita a svegliarci, a trasformare le spade e le lance che usiamo per difenderci e attaccare nei nostri quotidiani conflitti, in aratri e falci, in attrezzi cioè che servono per coltivare, per generare vita.
Non c’è solo la violenza fisica, oggigiorno sono tante le forme di violenza: possiamo essere violenti con il silenzio, con i giudizi, con l’indifferenza… Isaia non ci chiede di buttare via le spade e le lance, che in fondo rappresentano la forza e le risorse che noi abbiamo, ma di trasformarle in strumenti per generare vita e non per uccidere.
Trasformare gli strumenti di morte in risorse di vita:
- la mia rabbia può diventare energia per affrontare le difficoltà della vita;
- i miei sentimenti possono diventare occasione di compassione piuttosto che fonte di rancore;
- i miei pensieri possono diventare un modo per elaborare strategie di vita piuttosto che rimuginare strategie di vendetta…
“Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo”. (Rm 13,14)
Il Signore oggi ci apre una via, ma dobbiamo svegliarci per riuscire a vederla!
Chiediamoci allora: Cosa vedo nella mia vita, se apro gli occhi su quello che sta avvenendo dentro e fuori di me? In che modo posso trasformare le mie spade e le mie lance in strumento di bene?
IAvvento_2025