Foglietto settimanale dal 12 al 19 Luglio 2026 – XV Domenica T.O. – Anno A

Mi ami, o non mi ami…

Il rischio dell’amore!

 

 

Is 55,10-11   Sal 64   Rm 8,18-23   Mt 13,1-23

 

Il nostro modo di comunicare dice molto del nostro modo di amare!

La nostra vita parla sempre: parlano i nostri silenzi e i nostri sguardi, le nostre decisioni ma anche le nostre indifferenze.

confesso… che ho molto peccato, in parole, opere, omissioni…” forse ogni tanto dovremmo interrogarci su che importanza diamo alle nostre omissioni…

Potremmo dire che la nostra vita è una parabola: infatti “Parabola” viene da “para-ballein” cioè gettare avanti; la nostra esistenza è sempre gettata avanti agli altri, questo rivela quello che siamo, in quanto lascia sempre un segno sul terreno nella vita degli altri, dice il modo in cui abbiamo amato.

Ma anche la Parola di Dio lavora nel terreno della nostra vita, fosse anche la terra più arida, e non si rassegna fino a quando non avrà tirato fuori il frutto!

così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata

Dio attraversa il terreno della nostra esistenza che come un campo vive stagioni diverse: a volte è la stagione della superficialità, altre volte della preoccupazione, altre ancora della sofferenza, ma… talvolta anche della disponibilità, della fecondità.

Come seminatore Dio è “certamente originale” ma ci consegna il modo in cui Dio ama il terreno di ognuno di noi: getta la sua parola su qualunque tipo di terreno, non aspetta che il campo sia pronto, non fa calcoli, rischia e investe su qualunque tipo di terreno.

La parabola non vuole puntare il dito “su che tipo di terreno siamo”, ma piuttosto farci comprendere che in qualunque condizione ci troviamo, Dio continuamente getta su ognuno di noi la sua parola, si compromette, ci ama!

Dio non aspetta che l’altro sia perfetto per amarlo, perché quello non è amare, ma soprattutto, non è lo stile di Dio.

Il nostro riferimento deve essere amare come ha amato Gesù, e non l’amore platonico, basato solo su una relazione di totale reciprocità, che in realtà non solo è molto improbabile, ma soprattutto non è amore. Forse Platone non sapeva che l’amore si sperimenta proprio quando non c’è la garanzia della risposta…

Se fondiamo le nostre relazioni sulla reciprocità, non è certamente lo stile del Vangelo.

Per il Vangelo, infatti, amiamo veramente quando rischiamo, quando sprechiamo le nostre parole, quando non facciamo calcoli, quando siamo disposti anche a perdere. Diversamente, saremo stati tutt’al più corretti, ma non avremo amato.

Le relazioni vere non possono mai essere vissute alla luce di una ricerca di equilibrio: questo è l’insegnamento che ci consegna la generosità quasi illogica del seminatore.

Prendiamo consapevolezza del nostro modo di comunicare e comprenderemo molte cose del nostro modo di amare.

Chiediamoci allora: qual è in genere il mio modo di comunicare? In che modo Dio sta gettando il seme della sua parola nella mia vita?

scarica pdf