Coraggio io sono con te!
Come affrontare le nostre paure.
Nm 21,4-9 Sal 77 Fil 2,6-11 Gv 3,13-17
L’amore “è da porre più nei fatti che nelle parole”: chiede gesti concreti! (sant’Ignazio)
Le persone che amano di più, spesso sono quelle più silenziose, l’amore non chiede “perché devo amare”, l’amore ama e basta e in quel dono si ritrova e si realizza.
Forse è per questo che facciamo fatica a renderci conto dell’amore che Dio ha per noi, perché è un amore discreto, che non fa rumore, non strepita e non rivendica attenzione e sempre pronto ad accoglierci tra le sue braccia misericordiose.
La croce è il segno silenzioso di questo amore.
Per amare occorre perdere un po’ del “nostro io”, ma… se il “nostro io” occupa tutto lo spazio, come possiamo riuscire ad amare?… infatti il narcisista non ama.
Al contrario: Cristo Gesù, svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, ci ricorda la lettera ai Filippesi per donarsi completamente per amore.
“Secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e senza spargimento di sangue non c’è perdono”, (Eb 9,22).
Dalla lettera agli Ebrei, sappiamo che nel mondo antico per realizzare un’alleanza tra due contraenti era necessario uccidere un animale, e con quel sangue veniva sancita la promessa.
Gesù è dunque l’agnello sacrificato, nel cui sangue Dio ha realizzato l’alleanza con l’umanità, un’alleanza eterna perché fatta nel sangue del figlio, una promessa che non può venire meno. Dio ha promesso di amarci per sempre fino in fondo.
Se l’alleanza è eterna, eterna deve essere anche la nostra vita.
La morte rimane un passaggio necessario, connesso alla nostra dimensione creaturale, ma non è l’ultima parola. La croce diventa porta attraverso cui si spalanca l’eternità.
Nella croce di Cristo, impariamo a consegnarci al Padre.
Quando capita che ci fissiamo sulle paure, permettiamo ad esse di prendere corpo, come è successo al popolo di Israele: le paure diventano serpenti, che come le paure, avvelenano e si insinuano in modo subdolo.
Certamente la paura di morire attanaglia la nostra vita: la paura di non farcela, di fallire, di perdere; per questo noi cristiani siamo invitati a guardare alla croce, per ritrovare la speranza e continuare il nostro cammino. Cristo sulla Croce ha sconfitto la morte, radice di tutte le nostre paure!
L’esperienza fatta nel deserto dal popolo di Israele è immagine della vita, è la fatica del viaggio, è la paura di non trovare nutrimento, di sbagliare strada, di perdersi…
Ma per tutto questo c’è un antidoto potente ed efficace!
Per vincere la paura di Israele, Dio indica a Mosè di guardare al serpente di bronzo, innalzato su un’asta: primo passo per vincere le nostre paure è quello di guardare in faccia a ciò che ci spaventa, darne i confini, riconoscerlo.
Gesù riprende questa immagine, per dire a tutti noi che è nel sacrificio della croce che possiamo ritrovare il coraggio per affrontare le nostre paure.
Una volta che in Cristo la morte è stata vinta, non c’è più nulla che possa spaventarci. Da quel momento in poi, tutti i crocifissi della storia si potranno sentire capiti e accolti, perché un altro li ha preceduti nel loro destino.
Chiediamoci allora: Quale sentimento nasce in me, guardando la croce? Cosa è che mi spaventa più di tutto, in questo momento della vita?
XXIV Tempo-Ordinario_2025