Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male:
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Sir 15,16-21 Sal 118 1Cor 2,6-10 Mt 5,17-37
Uno dei compiti più difficili per un genitore o un educatore è saper dire no, forse per paura di perdere l’affetto, di ferire, ma quel no mancato resta sempre un’occasione persa.
Questa incapacità di dire no (e quindi di dare regole), è un tradimento verso il figlio o la persona che ci è stata affidata: non lo stiamo aiutando a crescere.
Il divieto aiuta, e permette di capire che io non sono “tutto” che il mondo “non gira attorno a me”: ho dei confini, dei limiti, proprio perché sono io.
Nei racconti biblici la parola del padre, era immagine della legge, era la parola che modellava l’identità e attraverso i confini, dava forma al figlio.
Questa parola a volte è diventata purtroppo repressiva, deformante, altre volte, come spesso accade oggi, questa parola è assente, e la vita del figlio non riesce più a prendere forma.
Compito di un genitore, un educatore, è quello di dosare la forza della sua parola per aiutare a crescere nell’identità.
Dio stesso ci educa attraverso la Sua Parola ci mette confini, come aveva fatto all’inizio della creazione…luce e tenebre, firmamento in mezzo alle acque per separare acque dalle acque… Questa parola di Dio dovrebbe entrare dentro di noi, diventare il nostro modo di vivere. La Parola di Dio è pronunciata per aiutarci a vivere, non per tenerci repressi e frustrati.
«Non per la paura dell’inferno, né per la speranza del Paradiso, ma per come mi hai amato, io ti amo», diceva Francesco Saverio.
Attraverso le parole di Gesù, Matteo ci chiama a vivere in maniera piena e autentica le nostre relazioni, per non cadere nella spirale delle dispute contro il fratello: prima ci si adira, poi si dice stupido, poi pazzo e alla fine ci si ammazza. Dobbiamo capire dove stiamo andando per poter fermare questa spirale di odio che facilmente si accende e cresce dentro di noi.
Gesù ci invita a cercare la riconciliazione, a fare il primo passo, anche quando non siamo stati noi la causa, per evitare che le cose sfuggono di mano: dal giudice si passa alla guardia, poi alla prigione del rancore e dell’odio… e una volta chiusi in quella prigione difficile è uscirne.
A lavorare su noi stessi, sui nostri desideri: l’adulterio è il desiderio di usare l’altra persona.
Sarebbe troppo riduttivo ricondurre questa parola di Gesù alla sola sfera sessuale: commettiamo adulterio ogni volta che tradiamo la fiducia di qualcuno e usiamo gli altri come strumenti della nostra soddisfazione personale. Quando ci serviamo degli altri, siamo adulteri!
Lavorare sulla nostra responsabilità: cavare l’occhio o tagliare la mano vuol dire assumersi le proprie responsabilità, riconoscere ciò che dipende da me!
Siamo chiamati a vivere una vita piena, una vita autentica, una vita trasparente.
Se abbiamo bisogno di giurare o di mentire, significa che c’è qualcosa che non funzione nel rapporto con quella persona.
La parola di Gesù vuole aiutarci a crescere per giungere a una vita piena, ed essere adulti realizzati, capaci di vivere delle relazioni vere.
Chiediamoci allora: Faccio le cose per dovere o per amore? Mi impegno a cercare la riconciliazione o mi lascio trascinare dalla rabbia e dagli eventi?
VITempoOrdinario_2026