Foglietto settimanale dal 16 al 23 Novembre 2025 – XXXIII Domenica T.O – Anno C

Per questo ci penseremo domani…

 

Ml 3,19-20   Sal 97   2Ts 3,7-12   Lc 21,5-19

 

Purtroppo è vero: nei tempi di crisi siamo portati a cercare situazioni che ci possano distrarre pur di non vedere quello che sta avvenendo adesso, sotto i nostri occhi!

Immagine simbolo può essere l’eroico gesto dell’orchestra del Titanic che suonò fino alla fine mentre il transatlantico si inabissava.

È questo un meccanismo di difesa che automaticamente mettiamo in atto, ma che nello stesso tempo, ritarda il nostro impegno nel trovare risposte adeguate ad affrontare la situazione.

In ogni tempo di crisi ci sarà sempre chi metterà in scena “spettacoli allettanti” o fornirà “teorie illusorie” per impedirci di agire e identificare i responsabili del naufragio.

Se ci pensiamo bene, anche nelle crisi personali e relazionali, siamo tentati a spostare la nostra attenzione su “altro” pur di non prendere consapevolezza di quello che sta avvenendo: reazione che se forse può evitare la sofferenza del momento, non risolve il problema, anzi, lo complica e lo aggrava.

Il Vangelo di Luca ci presente che anche gli stessi discepoli non sono estranei a questa dinamica.

Siamo all’interno del discorso escatologico, del discorso sui momenti finali, quelli della crisi. Gesù vorrebbe aiutare i discepoli a diventare consapevoli del loro tempo, ma loro invece appaiono rapiti, e distratti, dall’ammirare le belle pietre del Tempio.

Il tempo della crisi è un tempo apocalittico, cioè rivelativo: nella crisi ognuno viene fuori per quello che è, cadono tutte le maschere che ci siamo costruiti!

Scopriamo i discepoli paurosi ed egoisti, chiedono a Gesù quando sarà la fine, ma soprattutto come capire quando è il momento di tagliare la corda: «quale sarà il segno?» (Lc 21,7)

Quanti nelle situazioni difficili, dimenticano il bene comune e si focalizzano nel pensare a come salvaguardare i propri interessi.

A questa immagine egoistica dei discepoli, si contrappone pochi versetti prima, quella di una vedova che getta nel tesoro del Tempio tutto quello che aveva per vivere, una donna che non guarda al proprio interesse, ma che si spende fino alla fine per Colui che dà senso alla sua vita.

Il tempo della crisi sarà sempre, un tempo di contrapposizioni, di ambiguità per questo Gesù non nasconde che anche la sua parola sarà strumentalizzata «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: «Sono io», e: «Il tempo è vicino» Lc 21,8.

Quando abbiamo paura non siamo lucidi, non è facile mantenere l’equilibrio, spesso cerchiamo risposte facili e immediate, e molti approfittano di questa nostra debolezza, per questo è importante discernere con molta attenzione. Gesù ci invita a perseverare a essere pazienti, a sostenere, ma anche sopportare: atteggiamenti totalmente opposti rispetto a coloro che vogliono quanto prima fuggire e liberarsi da ogni peso.

Non dobbiamo dimenticare che Luca scrive ad una comunità che sta vivendo una forte crisi: ha probabilmente vissuto la distruzione del Tempio terminato nel 64 d.C., e assistito alle persecuzioni in cui erano stati uccisi Stefano e Giacomo; esperienze che certamente “provano” una comunità.

Ma se è comprensibile che ogni comunità, in ogni momento della storia quando ascolta le parole di Gesù le rilegga alla luce del momento presente, è preoccupante e pericoloso scoprire che c’è chi volutamente opera affinché la nostra attenzione sia solo verso le belle pietre, mirando a renderci incapaci di cogliere i segnali di crisi, la perdita di valori primari (la vita, la morte, il bene comune…), a cui questa società “sono io il centro di tutto” ogni giorno ci sta portando.

Questo Vangelo ci sia di stimolo per svegliarci, organizzarci, trovare strategie per affrontare questa nuova prova, senza però mai perdere l’intima convinzione che il Signore è sempre con noi e non ci abbandona mai. Fidiamoci e affidiamoci a Lui!

 

Chiediamoci allora: Come definisco il tempo che vivo ora? Qual è il mio atteggiamento? Nei momenti di crisi confido nella presenza del Signore o mi lascio prendere dallo sconforto e dalla sfiducia?

 

XXXIIIT_O_2025

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