Se le cose stanno così: me ne vado!
La delusione che non ci permette di vedere
At 2,14.22-33 Sal 15 1Pt 1,17-21 Lc 24,13-35
La liturgia oggi ci presenta dei discepoli delusi: Gesù il Nazareno è stato crocifisso, è morto e la pietra tombale è stata rotolata, e per quanto cerchino di darsi una spiegazione non ne escono.
Conversano, discutono, sembra che lo scopo della discussione sia uno sfogo piuttosto che il tentativo di arrivare a una soluzione.
Si allontanano da Gerusalemme, dal luogo dove hanno vissuto eventi fondamentali della loro vita, per andare verso una meta imprecisata: al tempo di Gesù, infatti, non c’era un villaggio chiamato Emmaus.
Emmaus è forse un tentativo di tornare alla loro vita passata?
L’Antico Testamento nel Primo libro dei Maccabei (Mac 4,8), ci parla di un villaggio di nome Emmaus sede di una vittoria mitica di Giuda Maccabeo sui pagani.
Emmaus allora evoca un passato glorioso, dove Dio, si è manifestato potente e vittorioso?
Forse per questi due discepoli tornare a Emmaus, significa tornare a un’immagine di Dio, a cui sono rimasti legati a cui non vogliono rinunciare!
Ma non succede così anche a noi quando in una relazione, rimaniamo bloccati su una certa visione dell’altra persona “non ti riconosco più, non eri così!”?
Tutti sappiamo che una relazione può essere segnata anche da fallimento, sconforto, conflitto: non ci sono solo momenti belli, gioiosi, consolanti…
I due discepoli non accettano che nella loro visione di Dio ci sia lo spazio della sofferenza, così come anche noi a volte non vorremmo vedere gli aspetti più fragili o faticosi dell’altra persona.
Come questi discepoli che non vedono, perché accecati dalla loro tristezza, così anche noi non riusciamo a vedere quello che sta avvenendo nella nostra vita perché delusi, scoraggiati, fino al punto di non riconoscere le cose belle e positive che incontriamo nel nostro quotidiano.
Noi, come loro, non ci accorgiamo che, anche in questi momenti di sofferenza il Signore ci cammina accanto… purtroppo a volte, in una relazione non si dà tempo per verificare, ripensare, capire, ma presi dall’onda dell’emozione, si sceglie di andarsene e farla finita.
Con noi, come con i discepoli di Emmaus, Gesù cammina accanto, e con pazienza cerca di aprirci gli occhi: questo è il senso del cammino spirituale!
Gesù spiega le Scritture, le interpreta, ci aiuta a vedere che c’è spazio anche per la sofferenza; racconta la storia d’amore, dove Dio ha sempre camminato con il suo popolo… e come avviene quando ripensiamo a una storia d’amore, il cuore comincia a scaldarsi, si accende, si scioglie, avverte la presenza di Dio.
«Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto» anche nella nostra vita si fa sera, con i suoi momenti di buio, di declino, di difficoltà nei quali ci sentiamo soli. Ecco allora che i due discepoli trasformano in preghiera quel senso di abbandono e chiedono allo straniero, forestiero a Gerusalemme, di fermarsi con loro, perché si fa sera.
E nel gesto del pane spezzato, i discepoli riconoscono Gesù. Ora i loro occhi si aprono e vedono che Dio non li ha mai abbandonati, anche se loro si sentivano delusi e traditi.
Luca insiste sul fatto che questi discepoli non vedono Gesù, perché quando i loro occhi “riescono a vederlo” Lui è scomparso: hanno però visto dei segni!
Parola spiegata e pane spezzato sono i segni dell’amore e della presenza, sono i segni dove possiamo sentire e sperimentare sempre la presenza di Dio nella nostra vita.
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme… «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!»
Ma perché Luca riferisce, solo il nome di Cleopa? Chi è il secondo discepolo? È forse un silenzio “da buone maniere”, da “pudore”?
O forse l’assenza del nome permette a ciascuno di noi di mettersi al posto di quel discepolo?
Sulla strada da Gerusalemme a Emmaus ci siamo noi, con le nostre delusioni, i nostri pregiudizi, la nostra rabbia, le nostre ferite, e su quella strada, Gesù cammina con noi, sempre pronto ad aiutarci ad aprire i nostri occhi!
Certo, a volte siamo viandanti, a volte pellegrini, a volte fuggiaschi, ma se lo vogliamo, il Signore ci farà sempre sentire e gustare la sua presenza.
Chiediamoci allora: nella mia vita, come affronto i momenti di delusione? Se la mia vita spirituale fosse la strada Gerusalemme – Emmaus – Gerusalemme, dove mi troverei in questo momento?
IIIPasqua_2026