Foglietto settimanale dal 19 al 26 Ottobre 2025 – XXIX Domenica T.O. – Anno C

Ma mi stai sentendo? La paura di non sentirsi ascoltati.

Es 17,8-13   Sal 120   2Tm 3,14-4,2   Lc 18,1-8

 

Una delle esperienze più faticose per il credente, ma anche per i santi, è il “silenzio di Dio”: la sensazione di non sentirsi ascoltati nel momento del bisogno. Tutti facciamo fatica a portare il peso della preghiera e tutti abbiamo bisogno di sentirci sostenuti e aiutati.

Nel passo dell’Esodo, Mosè prega con le mani alzate al cielo mentre Giosuè combatte. Immagine che diventa un invito a non separare la preghiera dalla vita: non ci si affida a Dio, rinunciando a lottare! (aiutati che Dio ti aiuta recita un antico proverbio)

Anche Mosè non ce la fa a reggere da solo la fatica di pregare ha bisogno di essere sostenuto, dalle pietre poste sotto le sue braccia e dall’aiuto di Aronne e Cur, perché non abbassi le mani, e così anche noi abbiamo bisogno di strumenti solidi su cui appoggiare la nostra preghiera (cf 2Tm 3,14), ma anche del sostegno e dell’accompagnamento della comunità con cui preghiamo.

La preghiera non è mai solo un fatto personale!

Attraverso la parabola della vedova che chiede giustizia, Gesù invita a non stancarci, a non arrabbiarci davanti “al silenzio di Dio”, soprattutto non cedere al pensiero che la nostra preghiera non trovi risposta.

«Non si addormenterà, non prenderà sonno il custode d’Israele» ci ricorda il Salmo 120.

La vedova (immagine che racchiude tutte le persone indifese, a cui resta solo Dio a cui affidarsi) cerca la giustizia, termine che rimanda alla volontà di Dio: la giustizia è l’ordine delle cose così come Dio lo ha pensato.

La vedova non chiede qualcosa per sé, ma chiede che sia fatta la volontà di Dio!

La mia preghiera mira a cercare la volontà di Dio o pretende di sostituire la mia volontà alla Sua?

Contestualizzando il testo di Luca, la vedova rappresenta anche l’immagine di una comunità che sta attraversando il tempo della prova, il tempo della persecuzione, della delusione, della paura di essere abbandonata da Dio, di restare sola, indifesa com’era allora la situazione delle vedove e degli orfani!

Gesù a quella comunità, ma anche a tutti noi, invita a non smettere di pregare, perché non c’è nessun grido che resti inascoltato davanti a Dio!

Certamente nel “tempo del silenzio”, forte è il rischio di sentire Dio come un giudice impietoso che non risponde, ma questo tempo “di silenzio, di attesa” può trasformarsi in momento propizio, capace di far emergere i desideri, che veramente abitano il cuore e in un tempo di purificazione: chi abbandona subito un cammino forse non ha un interesse e una motivazione forte.

Questo tempo di paura e di attesa può essere riempito solo dalla preghiera con Dio, del godere della relazione con Lui, della Sua presenza, della bellezza di stare insieme con Lui.

La preghiera è affidare a Dio la battaglia senza smettere di combattere: fare tutto come se dipendesse da me, sapendo che tutto dipende da Dio! (Sant’Ignazio di Loyola).

È restituire continuamente il primato a Dio: Lui è il centro di tutto, Lui è capace di rimettere ordine.

Ma quanto tempo avrà aspettato la vedova prima di vedere esaudita la sua richiesta? In Luca troviamo scritto «per un certo tempo» ma l’affermazione di Gesù «Io vi dico che farà loro giustizia prontamente»: ci porta ad accettare che non sempre l’azione di Dio è visibile, e mentre noi percepiamo solo il silenzio, Dio in realtà sta già operando.

A noi che vogliamo essere ascoltati sempre e subito, Gesù chiede invece se in quest’attesa saremo capaci di restare fedeli «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?»

Riusciremo a non incattivirci e continuare a credere che Dio non si dimentica di noi?

Chiediamoci allora: Come reagisco quando non mi sento ascoltato da Dio? Quale immagine di Dio emerge dalla mia preghiera?

XXIXTempo-Ordinario_2025

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