Una sedia vuota, uno sguardo che non incrocia più il nostro…
un momento a cui non vorremmo mai arrivare.
Is 25,6.7-9 Sal 24 Rm 8,14-23 Mt 25,31-46
Quando viviamo una relazione importante, significativa, il desiderio, è che non finisca mai, e difficilmente pensiamo che prima o poi quel legame terreno finirà… Forse se considerassimo più spesso questa inevitabile realtà, vivremmo le relazioni in modo diverso.
Siamo fragili, fatti di una carne che si corrompe; non è un dramma o una vergogna, è la vita che chiede cura! E se le relazioni non sono per sempre, vuol dire che dobbiamo coltivarle finché ci sono, vuol dire che dobbiamo prenderci cura della nostra vita e di quella degli altri.
Ciò che finisce non può essere dato per scontato: è qualcosa di prezioso eppure… non sempre guardiamo alla vita ricordandoci che non è un dono scontato!
Nel corso della nostra vita sperimentiamo anche momenti in cui “ci sentiamo morire”. Ci sentiamo morire quando qualcuno ci fa soffrire, quando abbiamo paura di non farcela, quando la solitudine è l’unica nostra compagnia, quando…
Eppure ce l’abbiamo fatta! Quelle morti le abbiamo affrontate e superate perché la morte non ha mai l’ultima parola!
Ci sembrava di morire, ma la vita è andata avanti! Alla fine anche la nostra morte sarà una porta che si spalanca su un mistero che conosciamo solo per fede.
Per noi cristiani grazie al nostro Battesimo è iniziata la vita eterna che necessariamente deve passare attraverso il disfacimento del nostro corpo terreno.
Il Signore conosce bene questo passaggio e il dolore che accompagna i legami che si spezzano, per questo ha promesso di “…preparerà per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande… Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto” (Is 25,6.8).
Porsi davanti alla “propria morte”, vuol dire interrogarsi su come sto vivendo la mia vita. Quale qualità voglio dare alla mia vita? Sono solo io al centro della mia esistenza oppure mi apro al fratello che mi sta davanti?
Ma di cosa ha bisogno chi mi sta accanto? Di cure e di relazioni attraverso gesti ordinari, come ci ricorda il Vangelo di Matteo (Mt 25,31-46): guardarsi intorno e capire di cosa c’è bisogno.
Il pittore Caravaggio quando dipinse le Sette opere di misericordia, ne aggiunge una in più rispetto al testo di Matteo, quella di seppellire i morti, questo perché nella Napoli del Seicento flagellata dalla peste, era proprio quello di cui c’era bisogno.
La morte è una luce che dal fondo rischiara la vita e ci ricorda di prenderci cura del più piccolo, ricordandoci che a volte il più piccolo, siamo proprio noi!
Chiediamoci allora: Come mi prendo cura delle relazioni che per me sono importanti? Cosa ho provato quando i legami terreni si sono spezzati a causa della morte?
XXXIT_O_2025