Foglietto Settimanale dal 21 al 28 Maggio 2023 – Ascensione

Il coraggio di guardare la propria imperfezione

Sempre più diffusa è oggigiorno l’ossessione per la propria immagine, e le persone che hanno una certa fragilità, che si vedono inadeguati, brutti, difettosi, vivono una percezione negativa, alterata di sé. La conseguenza è la ricerca malata di una perfezione inesistente: molti diventano competitivi, vivono di confronto, sperimentano la frustrazione, fino ad arrivare talvolta alla depressione. Lo stesso uso continuo di filtri nel postare le proprie immagini sui social denuncia probabilmente una difficoltà nell’accettazione della propria immagine.

Questa ricerca di una perfetta immagine da mostrare non tocca solo il lato estetico, ma anche le nostre competenze, il nostro modo di vivere, la capacità di gestire le situazioni.

Il Vangelo di questa domenica presenta due immagini che sono un invito a riconoscere il nostro valore e le nostre potenzialità, anche quando non siamo perfetti, quando ci rendiamo conto dei nostri limiti: Dio si fida di noi così come siamo, anche con le nostre imperfezioni.

Prima immagine: i discepoli sono undici, non c’è più il numero dodici così significativo per la vita di Israele. C’è stata una defezione, il gruppo ha fatto l’esperienza del proprio limite, ma nonostante questo, i discepoli non usano nessun filtro per fingere di essere sempre dodici.

Seconda immagine è l’accostamento di due verbi che descrivono l’atteggiamento dei discepoli: prima si prostrano, poi dubitano (Mt 28,17). Sono l’emblema dei nostri cammini imperfetti!

Anche noi ci prostriamo, un po’ perché ne siamo convinti, un po’ perché lo fanno gli altri; ma mentre ci prostriamo, stiamo già dubitando. Nella nostra vita, non siamo mai definitivamente coerenti con noi stessi.

Come non ci fidiamo di noi stessi, così non ci fidiamo di Dio.

Ciò che colpisce nel Vangelo è che nonostante queste evidenti imperfezioni, il Signore affidi a questa comunità traballante, incredula, diffidente, la missione di annunciare il Regno di Dio.

L’imperfezione diventa il vuoto che lo Spirito Santo riempie.

Quando ci riteniamo perfetti e ci illudiamo di bastare a noi stessi, non c’è posto per lo Spirito, quando ci riconosciamo limitati, inadeguati e incapaci, allora il nostro cuore si apre ad accogliere la forza che viene da Dio. L’imperfezione si affronta lasciandosi riempire dallo Spirito.

È proprio la nostra inadeguatezza che fa pronunciare a Gesù le parole: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).

Gesù è l’Emmanuele, colui che non ci lascia mai, come una mamma che accompagna la mano del figlio, perché sa che, qualora togliesse quella mano, uscirebbero solo scarabocchi.

Ed è molto facile fare scarabocchi quando pensiamo di non avere bisogno di Lui.

Solo diventando consapevoli delle loro imperfezioni, i discepoli possono andare ad annunciare, a raccontare come il Signore ha operato nelle loro vite storte e traballanti, non annunciano se stessi nè i propri meriti o le proprie capacità, ma testimoniano la grandezza di Dio, tanto più evidente quanto più povere sono state le loro vite.

Questa dovrebbe essere la consapevolezza della Chiesa: inviati con i nostri limiti, ma sempre uniti a Colui che cammina con noi!

Chiediamoci allora: Come vivo il rapporto con la mia imperfezione? Cosa testimonio con la mia vita?

Ascensione_2023

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