Foglietto settimanale dal 22 al 29 Marzo 2026 – Quinta domenica di Quaresima – anno A

Ho sbagliato tante volte nella vita,

chissà quante volte ancora sbaglierò…

Come uscire dalle nostre situazioni di morte

 

Ez 37,12-14   Sal 129   Rm 8,8-11   Gv 11,1-45

 

Fa riflettere questo testo di Giovanni perché ruota intorno all’immagine del sepolcro, e solo negli ultimi versetti, presenta il racconto della risurrezione di Lazzaro.

Il sepolcro che oggi più che mai, è diventato lo spartiacque tra chi ha Fede e chi non crede, tra chi pensa che con la morte terrena tutto finisce e chi vive nella speranza della vita eterna.

Ma quando ci chiudiamo in noi stessi, quando gettiamo la spugna, quando viene meno la forza per andare avanti, non è che rischiamo di trasformare la nostra vita in un sepolcro?

Oggi la liturgia ci invita a guardare a questi sepolcri che ci siamo costruiti o che ci ha buttato la vita, per chiedere al Signore di essere liberati: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele» (Ez 37,12).

La vita diventa un sepolcro quando non è abitata da Dio.

La vita si spegne quando sentiamo Gesù lontano, come dicono a Gesù le sorelle di Lazzaro: «se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto» (Gv 11,21 e 32).

«Colui che tu ami, è malato» Forse in queste parole, portate a Gesù dai messaggeri mandati da Marta e Maria, troviamo la chiave di questo testo: tutti noi anche se malati siamo amati da Gesù!

Gesù non ci lascia mai da soli, non si rassegna davanti alla nostra malattia ma viene nella nostra “Betania”, (nome che vuol dire casa della sofferenza) per risollevarci, per svegliarci.

Ma entrare nella sofferenza di un altro per guarirlo, ha sempre un prezzo: Gesù è disposto ad affrontare la morte pur di salvare l’amico, anche se i discepoli non la pensano così, ma questo è l’amore! «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).

Davanti al sepolcro, davanti alla sofferenza e alla morte, ciascuno di noi reagisce in modo diverso, e ciascuno è chiamato a percorrere il suo cammino di conversione.

Marta ad esempio deve passare dal sapere delle cose su Dio al credere in Gesù: «chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?» (Gv 11,26). Marta dice di credere, ma la sua reazione di fronte al comando di Gesù di aprire la tomba, dice tutt’altra cosa.

Possiamo avere forti convinzioni, anche di fede, ma a volte crollano davanti alle difficoltà della vita.

Maria, invece resta immobile, ferma, seduta in casa a piangere. Il pianto di Maria è contagioso, persino Gesù… e anche per lei c’è una parola: «il maestro è qui e ti chiama» (Gv 11,28).

Gesù chiama Maria e chiama anche noi, ad uscire da quella vita trasformata in un sepolcro. Gesù chiama a uscire e a ritrovare la speranza.

Anche quando ci sentiamo perduti, senza futuro, quando sembra impossibile ritornare a vivere, Gesù può togliere la pesante pietra che sta schiacciando la nostra vita! Dobbiamo avere il coraggio di uscire, di affrontare la realtà, anche se il cammino sarà impegnativo.

Giovanni pone poi l’accento sul fatto che Lazzaro ha piedi e mani legate dalle bende: Dio chiede ad altri di farsi prossimi a Lazzaro e di aiutarlo a sciogliere quei legami.

È certamente un invito per tutti noi ad essere disposti ad “accettare” aiuto nella nostra vita ma anche a “diventare” aiuto per altri, portando libertà e speranza.

Chiediamoci allora: da quali situazioni di morte il Signore mi chiama ad uscire? Qual è il cammino di liberazione che il Signore mi sta invitando a percorrere?

VQuaresima_2026

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