… specchio delle mie brame chi è il più bravo…
Sir 35,15-17.20-22 Sal 33 2Tm 4,6-8.16-18 Lc 18,9-14
Tutti noi ci confrontiamo con quella “vocina interiore” a cui chiediamo conferma del nostro agire ma che a volte zittiamo per non ascoltare una verità scomoda di noi, vogliamo sentirci dire solo quello che ci pare, un po’ come la strega di Biancaneve davanti al famoso specchio…
Nella realtà poi abbiamo a che fare con “tanti specchi” che svelano verità di noi che spesso invece vorremmo nascondere, come ci presenta il vangelo di Luca con la salita la Tempio per pregare del Fariseo e del Pubblicano.
Innanzitutto la preghiera è un momento di dialogo interiore, ma che rivela quello che siamo. Se osserviamo il modo in cui prega il Fariseo, scopriamo l’uso costante del pronome Io: è lui stesso il protagonista della sua preghiera, non c’è spazio per Dio. Attraverso lo specchio del suo pregare, vuol fare emergere i suoi aspetti positivi:
– digiuna due volte alla settimana (mentre il Lv 16 prevedeva il digiuno solo nel giorno dell’espiazione, una volta l’anno);
– paga la decima su tutto (invece bastava pagare la decima solo su quello che veniva venduto) …
Queste esagerazioni volevano far emergere sia la diffidenza che la visione negativa che i Farisei avevano verso coloro che non facevano parte del loro gruppo!
Attraverso il digiuno e la decima su tutto, miravano ad innalzarsi a “salvatori della fede”: erano coloro che sopperivano e riparavano alle mancanze di tutti gli altri!
Tutti gli altri, di cui il Pubblicano diventa l’emblema, sono peccatori, adulteri, ladri…solo i Farisei sono i buoni!
Se nel nostro modo di pensare, o addirittura di pregare, ritroviamo questa assolutizzazione, vuol dire che sicuramente qualcosa non funziona, che il nostro modo di guardare la realtà non è sano!
Se poi siamo anche convinti di essere giusti e perfetti, probabilmente stiamo alimentando un’immagine distorta di Dio: non un Dio misericordioso ma un Dio giudice dal quale devo essere assolto, dimostrando la mia innocenza!
Il Pubblicano al contrario prega rimanendo a distanza, riconosce di stare davanti a qualcuno, e infatti nella sua preghiera prevale il pronome “Tu”. In quella distanza, il Pubblicano sente di essere nudo, si vergogna, non alza lo sguardo, sente tutta la sua imperfezione.
Tutti sanno che è un pubblico peccatore, ma è proprio questa evidenza che diventa per lui la via della salvezza. Si lascia vedere per quello che è, non si copre, non indossa maschere. Non solo si lascia vedere, ma è lui stesso che si vede per quello che è; ed è per questo che il Pubblicano viene giustificato e il Fariseo no!
Il Pubblicano perché ha accettato di guardarsi per come è, a differenza del Fariseo che invece continua a indossare maschere per evitare di riconoscersi per quello che è.
Chiediamoci allora: cosa è che mi infastidisce di più negli altri? Chi è il vero protagonista della mia preghiera?
XXXTempo-Ordinario_2025