Beato chi ci capisce qualcosa? La fatica di capire dove va la storia.
Ab 1,2-3;2,2-4 Sal 94 2Tm 1,6-8.13-14 Lc 17,5-10
Avete mai guardato un arazzo al rovescio? Difficile se non impossibile è capire cosa ci sia stato tessuto nel davanti… ma non accade così anche con la nostra storia e quella dell’umanità?
E diventa ancora più difficile coglierne il senso quando siamo nella prova, e intorno a noi si perpetua l’ingiustizia, quando i violenti prosperano e trionfano e i miti e i buoni messi da parte.
Davanti all’arazzo rovesciato, anche il credente vacilla.
Non sempre è facile capire come Dio stia tessendo i fili della nostra vita!
Se poi questo tempo “di passione” oscuro e incomprensibile dura a lungo, ecco giungere la tentazione di pensare che «la divinità si nasconde» e «difficile rintracciare la presenza di Dio».
In questo tempo non dobbiamo vergognarci di affrontare Dio, come fa il profeta Abacuc: «Perché resti spettatore dell’oppressione?» (Abac 1,3). Il popolo di Giuda ha certamente peccato, ma perché deve essere sopraffatto da chi è ancora più peccatore (il popolo dei Caldei)?
Dio interviene nella storia in maniera paradossale, imprevedibile e misteriosa! Dio risponde al profeta invitandolo all’attesa della vittoria finale, ma senza nessun riferimento a un tempo (cronos), perché è proprio in quell’attesa che il giusto rivela la sua fede!
È quella capacità di attendere, che diventa l’occasione della sua salvezza: «il giusto vivrà per la sua fede» (Abac 2,4), espressione che troviamo centrale nella teologia paolina (leggi Rm 1,17; Eb 10,38; Col 3,11).
Non è così tutta la storia del popolo di Israele? Anche noi nei momenti di prova spesso ci dimentichiamo di chi è Dio, perché il suo volto ci viene distorto dalla nostra sofferenza.
Cosa fare allora? Trovare la luce nella Scrittura!
La seconda lettera a Timoteo ci racconta che Paolo è in carcere e la comunità, rimasta senza guida, vede solo un futuro oscuro. Ma se Paolo è in carcere, e se morirà, Dio allora non è onnipotente, Dio ci ha abbandonato! Perché continuare a credere quando a vincere sembrano sempre i peggiori?
Paolo dal carcere invece, invita a ravvivare il dono dello Spirito che abbiamo ricevuto: Cristo è morto per noi e non ci abbandonerà mai!
Gesù: «accresci la nostra fede» (Lc 17,6). Accresci la nostra fede quando ci viene voglia di mollare, quando non riusciamo più a sperare, quando i violenti sembrano vincere sempre, e Tu sembri sempre più assente…
È nel tempo della prova, che scopriamo il nostro rapporto con Dio! Rapporto: – come bambini che vedono solo il loro bisogno immediato; – come adolescenti pieni di pretese, convinti che tutto e subito gli sia dovuto; – come delusi che non si aspettano più niente, non vivono ma vegetano!
«siamo servi inutili!» non pretendo, non mi rassegno, ma umilmente mi fido di te! Comprenderemo il senso vero della relazione con Dio quando ci saremo messi con disponibilità nelle sue mani. È questo il granello di senape che ci permette di spostare le montagne!
Una sottolineatura sulla parola “servo” usata da Gesù, qui rimanda all’assunzione di compiti specifici da parte di alcune persone all’interno delle nascenti prime comunità.
Il servo impegnato ad arare rimanda all’evangelizzatore, impegnato a gettare il seme della parola; il servo che pascola il gregge è colui che ha il compito di governare la comunità; il servo che ha ruoli di responsabilità è chiamato a dare l’esempio, riconoscendo l’inutilità/gratuità del proprio ministero e mettendosi con umiltà nelle mani di Dio.
Chiediamoci allora: nel tempo della prova, quale immagine del mio rapporto con Dio è emersa? Come cerco di ravvivare il dono che Dio ha messo in me?
XXVII Tempo-Ordinario_2025