Basta la salute!
“Quanno c’è ‘a salute c’è tutto,
basta ‘a salute e un par de scarpe nove
poi girà tutto er monno…
e m’a accompagno da me.”
O forse no…
2Re 5,14-17 Sal 97 2Tm 2,8-13 Lc 17,11-19
A volte si ha come l’impressione che la nostra vita si stia sgretolando e facciamo fatica a trovare una ragione per continuare a trascinare avanti i brandelli della nostra esistenza. Sono quei momenti in cui ci sentiamo soli, isolati, messi da parte…
Nella Bibbia questa esperienza esistenziale è rappresentata dalla figura del lebbroso, che oggi ha il nome di Naamàn il Siro, un funzionario del Re di Aram, uomo potente che non appartiene al popolo di Israele, ma ricerca ugualmente il profeta Eliseo, affinché lo guarisca da questa malattia che lo avrebbe escluso dalle relazioni sociali e dal poter svolgere il suo lavoro.
Naamàn, si aspetta di guarire tramite chissà quale prodigio (è pronto a pagare qualsiasi cifra) invece Eliseo, non solo non lo incontra, ma gli comanda solo di bagnarsi sette volte nel Giordano, forse per insegnargli che ciò che guarisce, non è la materia ma la fede!
Se è vero che a volte ci sentiamo morire, messi da parte, incapaci di vivere pienamente la nostra esistenza, è altrettanto vero che Gesù viene sempre a cercarci, anche nei deserti della vita, perché è quando ci sentiamo morire che è difficile trovare la forza di reagire: la volontà si infiacchisce e tutto sembra inutile.
Il Vangelo racconta di Gesù che per andare a Gerusalemme, passa attraverso la Samaria e la Galilea, scelta che potrebbe definire controproducente per il cammino, ma è Gesù che invece vuole attraversare quei luoghi identificati con l’infedeltà (la Samaria) e con l’ignoranza della vera fede giudaica (la Galilea). Gesù vuole incontrare coloro che sono o si sentono perduti, che sono stati esclusi dagli altri e che da soli non riuscirebbero a uscire dalle loro periferie.
In quest’ottica possiamo leggere l’incontro con i 10 lebbrosi, dove il numero rimanda alle comunità malate, 10 infatti era il numero minimo per dar luogo ad un’assemblea sinagogale!
Gesù li manda a presentarsi al sacerdote perché, il contatto con i lebbrosi oltre che essere vietato dalla Legge, gli avrebbe negato la possibilità di entrare nella città, ma vuole rimetterli nel tessuto delle relazioni sociali (spettava solo al sacerdote attestare la guarigione).
La prima guarigione di coloro che si sentono esclusi e rifiutati è la possibilità di tornare a essere accolti, trovare qualcuno che ridia loro fiducia.
Che un lebbroso solo ritorni da Gesù, deve interrogarci! Nella vita si può ringraziare, si può essere riconoscenti, ma soprattutto si può scoprire che c’è una relazione con Dio che dà senso alla nostra esistenza e che vale più dell’integrità fisica.
La guarigione, la nostra salute, è veramente l’unico fine del nostro cammino?
«Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». Solo il lebbroso che torna indietro è salvato, gli altri sono solo guariti! Ciò che lo salva è la sua fede, benché sia un samaritano, un eretico!
Ma allora di quale fede si tratta? Cos’è la fede?
La fede risiedere nell’umiltà che mi fa riconoscere che io non sono tutto, che la vita mi è stata donata e per questo diventa lode, diventa fede in Gesù!
Relazione, di cui gli altri nove lebbrosi non hanno voluto prendersi cura.
Chiediamoci allora: Per me cosa significa essere salvato? Come reagisco quando faccio fatica a vivere?
XXVIII Tempo-Ordinario_2025