Allora ti decidi? Come ti vuoi muovere?
Sap 9,13-18 Sal 89 Fm 9b-10,12-17 Lc 14,25-33
Dalle incombenze più banali fino alle scelte più significative, siamo continuamente chiamati a prendere delle decisioni.
Poi purtroppo capita che a volte le decisioni, siano prese sulla scorta dell’emotività per poi pentircene molto presto, altre volte invece, incapaci di prenderle in maniera radicale preferendo cercare facili compromessi, e altre volte ancora ci sentiamo bloccati, irretiti, incapaci di scegliere liberamente…
Questa dimensione fondamentale della vita, costituisce anche la base per compiere un cammino di vita spirituale: seguire il Signore oppure no.
Il discernimento non è un accessorio o un optional della vita spirituale, ma bensì è la vita spirituale stessa, è la consapevolezza di vedere quello che Dio sta operando in noi e disporci per poterlo accogliere.
Questa relazione tra discernimento e sequela di Gesù emerge in modo perentorio nel Vangelo: infatti la pericope inizia e finisce con le parole di Gesù sulla sequela (non può essere mio discepolo… cf Lc 14,26 e 33), parole che formano una cornice in cui sono racchiusi due esempi di discernimento:
– l’uomo che deve costruire una torre;
– il Re che deve andare in battaglia.
Il discernimento è il cuore della sequela.
Non facciamoci sfuggire il cambiamento di preposizione che Gesù usa nel testo: troppe volte pensiamo di seguire Gesù, ma è solo un’illusione.
Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Gesù ci mette in guardia dal rischio di andare verso di Lui ma sempre secondo le nostre necessità, vivendo cioè una fede esteriore, che non si compromette mai: andare verso Gesù continuando a vivere secondo i propri criteri, le proprie ragioni, il proprio stile di vita è pura utopia, è illuderci di camminare secondo il Vangelo
Il discepolo invece è colui che decide di mettersi dietro per seguire il maestro, accettando di andare anche dove non vorrebbe. Solo così possiamo familiarizza con il maestro, percorrere le sue strade, imparare il suo stile, essere capaci di chiederci quando dovremo prendere delle decisioni: Gesù dove metterebbe i piedi? Quale strada percorrerebbe?
Tutto questo necessita pazienza, tempo per imparare, lungo tempo per stare con Gesù. Discepoli non ci si improvvisa!
Prima condizione necessaria per poter decidere è quella di rendersi liberi, essere come una bilancia che non protende da nessuna parte. Questa libertà diventa quindi la condizione per poterci mettere alla sequela di Cristo: occorre liberarci da quei legami, relazioni, averi, che molto spesso ci possiedono, ci accecano, ci impediscono di metterci alla sequela.
Chiarito questo concetto forse ci diventa più facile comprendere cosa voglia dire Gesù con l’affermazione: “Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”.
La croce non è la disavventura, la malattia, o la fatica (che immancabilmente attraversano la nostra vita) la croce è assumere come criterio delle proprie scelte la logica del Vangelo.
Avere il Vangelo come criterio di vita, mettere da parte il proprio io, le proprie ragioni, i propri schemi, i propri interessi, per andare incontro al bisogno del fratello.
Troppo spesso invece, la logica del Vangelo non trova spazio in noi proprio perché tutto lo spazio è occupato dal nostro io.
Seguire Gesù è un cammino impegnativo da riconfermare ogni giorno, un processo che non si può dare mai per scontato!
Chiediamoci allora: Sono attento e disponibile a discernere quello che il Signore sta operando dentro di me? Mi sento veramente libero e pronto per rispondere a quello che il Signore potrebbe chiedermi?
XXIII Tempo-Ordinario_2025