Esci dalla tua terra e va dove io ti mostrerò…
Partire con la fede nel Signore con l’amore aperto a tutti
può cambiar l’umanità…
Gen 12,1-4 Sal 32 2Tm 1,8-10 Mt 17,1-9
La vita ci chiede continuamente di scegliere, di lasciare, di separare, di tagliare, di metterci in cammino.
È quello che è successo ad Abramo, dal testo della Genesi emerge addirittura che la vita di Abramo comincia proprio nel momento in cui presta ascolto all’invito di Dio.
Abramo che si era adattato a una quotidiana ordinarietà fatta di terra e di casa, di legami che troppo spesso finiscono per legarci, gli viene chiesto di mettersi in cammino senza sapere bene dove quel viaggio lo porterà. Abramo sente dentro di sé questa urgenza, tant’è che non chiede spiegazioni a Dio: semplicemente parte!
Lo stesso fa Gesù: lascia la casa del Padre per mettersi in cammino arrivando ad accettare anche la croce, pur di incontrare la nostra umanità. Gesù scrive una storia unica e irripetibile, la storia della salvezza. Gesù parte e compie il suo esodo, riproponendo attraverso alcune immagini, il cammino del popolo nel deserto: il monte, la nube, la presenza di Mosè.
Se le nostre decisioni, le nostre scelte di vita svelano per quello che realmente siamo, lo stesso accade a Gesù: si lascia vedere al di là dell’apparenza, si trans–figura.
I discepoli vedono la divinità di Gesù nel dialogo con Mosè ed Elia: profeti il cui ritorno avrebbe annunciato l’imminente venuta del Messia che tutto il popolo aspettava con ansia.
Ma non solo, Mosè ed Elia rappresentano la Legge (attribuita a Mosè) e i Profeti (di cui Elia è considerato il più illustre rappresentante), a conferma che l’intera Scrittura attesta che Gesù è il Messia. Mosè ed Elia come Gesù, avevano a cuore la salvezza del popolo per il quale ognuno di loro aveva speso la propria vita.
Troppo facile diventa cedere alla tentazione di fermarsi a godere di questa esperienza di intimità con Dio, ma quell’esperienza di Dio non è luogo per chiudersi, ma bensì motivo per andare ad annunciare. Pietro vorrebbe accamparsi, invece deve muoversi!
In quell’esperienza di intimità con Dio, rappresentata dalla nube che avvolge, protegge, ma che vela e nasconde, ci viene consegnata la parola fondamentale: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo»!
Lo stesso invito ci viene consegnato a Cana da Maria nel Vangelo di Giovanni, quando raccomanda ai servi: fate quello che vi dirà!
Oggi la liturgia ci chiede di ascoltare il Figlio, ci invita ad alzarci, a non aver paura, a metterci in cammino dove passo dopo passo, Dio ci indicherà la strada da percorrere.
Chiediamoci allora: quali situazioni, quali legami, oggi mi stanno bloccando e mi impediscono di camminare? In che modo il Signore si è lasciato vedere nella mia vita?
IIQuaresima_2026