Ma perché mi devo fidare di un Re che muore in croce?
Il potere che libera!
2Sam 5,1-3 Sal 121 Col 1,12-20 Lc 23,35-43
Pensavo a quante volte usiamo il verbo salvare: – salvo i documenti nel pc; – la mia squadra si è salvata dalla retrocessione; – “ho pelato una matta” e mi sono salvato – il compagno mi ha salvato dall’interrogazione dove ero impreparato…
Nel linguaggio comune sembra che salvare significhi tenere tutto sotto controllo, non fallire, superare le prove, essere padroni della propria vita, avere un potere, a volte legato alle proprie capacità, altre volte al ruolo, spesso semplicemente al caso che ci è stato propizio.
Gesù interpreta questo verbo, in modo diverso dalla nostra prospettiva, ed è questo diverso modo di declinare la salvezza che ci permette di comprendere anche la sua regalità.
Gesù è morto sulla croce, sebbene tutti lo incitassero a salvare se stesso!
Fin da bambini ci viene inculcato di salvare innanzitutto noi stessi: siamo programmati per salvarci, gli altri… vengono dopo.
Siamo costantemente circondati da aspettative, pregiudizi, attese, sguardi che cerchiamo e/o dobbiamo compiacere che fanno sì che il nostro desiderio di salvezza non sia più essere re della nostra vita, ma si trasforma in ansia di salvezza che ci fa diventare schiavi del nostro io, dell’immagine, del giudizio degli altri.
Gesù non è ossessionato dal proprio io, non è schiavo delle attese degli altri, ma piuttosto si preoccupa di salvare gli altri! Non mette se stesso prima degli altri.
Gesù alla tentazione di satana di trasformare le pietre in pane (cf Mt 4,1-11; Lc 4,1-13), per sfamare la sua legittima fame, rifiuta: mangerà con e insieme agli altri.
Gesù è Re perché non è schiavo del proprio io, è l’uomo libero per eccellenza!
Per capire meglio il testo del Vangelo è necessario ricordare la frase conclusiva del racconto delle tentazioni di Gesù: “Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato” (Lc 4,13) perché oggi il tentatore ritorna, torna da Gesù nel momento più debole: nella passione, nella sofferenza, nell’abbandono, nella delusione attraverso la tentazione dell’auto-salvezza “Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio”.
Nei momenti di difficoltà, siamo portati a pensare a noi stessi prima di tutto, diventando così schiavi delle preoccupazioni del nostro io.
La regalità poi, per la nostra cultura, rimanda a favole ascoltate da bambino, a momenti della storia che consideriamo superati, a figure di Re che spesso hanno gestito il proprio potere in maniera arbitraria, senza a volte meritarlo o peggio ancora avendolo ottenuto con la forza.
Oppure sogniamo un Re saggio a cui delegare il potere sulla nostra vita come ci è presentato nel secondo libro di Samuele.
Gesù invece va a sedersi su un trono che si chiama croce, dopo aver dato la sua vita per noi.
Il suo potere è quello dell’amore: capace di perdonare sempre e fino in fondo, e amare ciascuno così com’è, vicino ai peccatori tanto da morire in mezzo a loro, e donandoci la sua misericordia se ci affidiamo a Lui: «oggi con me sarai nel paradiso».
Il ladrone pentito è l’uomo che nella vita non ce l’ha fatta, a liberarsi dalla maschera del cattivo. Forse avrebbe voluto essere migliore, forse ci ha provato e non ce l’ha fatta, forse… ma proprio per questo, ci testimonia che la salvezza è sempre possibile, anche quando siamo convinti che non ci sia più via d’uscita!
Chiediamoci allora: Cerco di salvare la mia immagine a tutti i costi, anche a scapito degli altri? Mi sento libero di consegnare la mia vita al Signore o sono anch’io schiavo delle aspettative degli altri?
Cristo_Re_2025