Foglietto settimanale dal 19 al 26 Novembre 2023 – XXXIII Domenica T.O.

Sconfitti in partenza! Il confronto che spegne la vita

 

Nell’affermazione del Vangelo “sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto” capiamo che “essere fedeli nel pocoè essere fedeli a noi stessi, essere capaci di valorizzare fino in fondo le nostre potenzialità. Non si tratta di raggiungere obiettivi, di tagliare dei traguardi o di possedere cose, si tratta piuttosto di essere, di vivere quello che siamo.

Nella vita invece tendiamo continuamente a operare confronti a valutare le cose in base al quanto: mai ci chiediamo cosa posso fare di quello che ho, ma piuttosto perché io non ho quanto ha l’altro!

Forse per questo Gesù utilizza in questa parabola il linguaggio dell’economia: soldi, banche, interessi, linguaggio che fa paura richiama la logica del confronto e del rischio, perché noi guardiamo tutto sempre con gli occhi del guadagno e con la paura di perdere.

Valutando tutto e tutti attraverso la lente del tornaconto personale, diventano commerciali anche le relazioni: l’altro diventa l’avversario, il competitor, la persona da sfruttare.

Non guardiamo alla ricchezza posta nelle nostre mani (vedi il servo da un solo talento), perché troppo intenti a guardare ai tanti talenti messi nelle mani degli altri!

Vivere in questa dinamica della competizione e del confronto, fa nascere la paura di perdere, e del resto ogni investimento non è mai del tutto sicuro, la vita è sempre un rischio; ma se la paura ci blocca, non viviamo più, ed è quello che fa colui che ha ricevuto un solo talento, non è capace di assumersi la responsabilità della sua scelta e scarica la colpa sul padrone. Il servo ci dice che la causa del suo comportamento non è la sua mancanza di coraggio, ma bensì l’atteggiamento degli altri e di Dio, nei suoi confronti.

Questo è quello che avviene anche in noi nei confronti di Dio: per non impegnarci, tendiamo ad attribuire a Dio una mancanza di generosità o un atteggiamento punitivo.

Il servo preferisce rinunciare a vivere, abdica alle sue responsabilità, nel gesto di nascondere il talento, secondo la legge rabbinica, attesta che non è responsabile di quella somma.

E purtroppo questa è l’immagine di tutte quelle vite seppellite, forse troppo attente a guardarsi intorno, forse troppo schiave della competizione e del confronto. Una vita vale, ha sempre un senso e non può essere mai sottomessa a una valutazione quantitativa!

Ecco perché “a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto quello che ha”: colui che ha, è quello che ha deciso di vivere, mentre il secondo ha già rinunciato in partenza.

Questo vale anche per noi: se proviamo a vivere e ad amare, la nostra vita fiorisce sempre più, se ci rinunciamo appassisce e muore.

Non è questione di quanti talenti ci sono stati dati, ma di conoscere quello che siamo e cercare di valorizzare e realizzare la nostra persona. Seppellire il proprio talento, rinunciare a vivere, è buttarci volutamente nelle tenebre e nella tristezza: quello che ha fatto il servo inutile che da solo si è buttato nel pianto e nel dolore e ha sprecato la sua vita.

Al padrone non interessava il guadagno, ma desiderava valorizzare quel talento, non tanto per lui, ma semplicemente per la vita del suo servo.

Chiediamoci allora: sono consapevole delle mie risorse o vivo preoccupato del confronto con gli altri? Come sto cercando di valorizzare quello che sono?

XXXIII_Tempo_Ordinario_2023

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