Foglietto settimanale dal 17 al 24 Luglio 2022

Scoprire quello che ci abita

Una delle prime cose che disegnano i bambini è la casa, l’esterno della casa, che è forse una rappresentazione di noi stessi, essendo molto difficile per un bimbo immaginare quello che c’è dentro. Così anche nella Bibbia, la casa o il luogo in cui si vive, diventa espressione della vita di chi abita quel luogo, e non per niente le letture di questa domenica ci presentano una tenda e una casa, raccontandoci le situazioni che i protagonisti stanno vivendo.

Abramo e Sara sono chiusi nella loro tenda, che appare come una sorta di tenda della delusione, ne sono chiusi dentro, e incapaci di generare sono delusi perché la promessa di avere una discendenza, non si è ancora realizzata, ma soprattutto, data l’età, sembra impossibile da compiersi. La tenda diventa quindi luogo della rassegnazione, spazio nel quale sono rimasti intrappolati.

Dio però non si rassegna davanti alla nostra delusione e alla nostra rassegnazione, ci raggiunge per tirarci fuori dai luoghi nei quali siamo rimasti bloccati, ma arriva nell’ora più calda del giorno, quando sembra impossibile che qualcosa possa accadere: è l’ora in cui tutto sembra morto, il tempo del riposo pomeridiano, quando non si desidera essere disturbati. Eppure, è proprio quello il tempo in cui Dio viene a portare la vita.

Abramo è all’ingresso della tenda, e questa sua collocazione forse descrive la sua condizione interiore: Abramo vuole uscire da quella situazione. Infatti appena visitato, corre subito, esprimendo così quello che si portava dentro da tempo. È Dio che tira fuori Abramo da quella situazione di chiusura invitandolo a servire: si fa ospite, chiede all’uomo di accoglierlo. Quante occasioni perse, quando abbiamo scelto di non essere disturbati!

La risposta di Abramo è eccessiva: la quantità di farina e le porzioni di vitello sono sproporzionate, ma è il segno che la sua risposta non è formale, ma esprime qualcosa di più profondo, un desiderio mai sopito di donarsi. E Dio risponde a quel desiderio, rinnovando la sua promessa. I tempi di Dio sono diversi dai nostri, ma Egli non viene mai meno alla sua Parola.

Il Vangelo di Luca ci presenta invece una casa, dentro cui avvengono dinamiche che manifestano l’interiorità dei protagonisti. In quella casa, infatti, Marta è così presa dalle molte cose da fare al punto che non ha tempo per gli altri, non riesce a fare spazio a chi entra nella sua vita. I suoi impegni sono certamente buoni e socialmente apprezzabili, ma diventano il pretesto per non ascoltare!

Gesù è entrato nella sua casa, nella sua vita, forse senza preavviso, senza farsi annunciare, magari era una visita inattesa e Marta non era nella disposizione interiore migliore per accogliere un ospite. A volte è difficile ammettere che non siamo disponibili, che non abbiamo voglia di ascoltare qualcuno, a volte facciamo fatica persino a lasciar parlare il Signore, e allora ci buttiamo nell’attivismo, sperando così di fare bella figura, ma evitando di fermarci.

Gesù rimanda però Marta alla sua responsabilità: Marta può decidere di non ascoltare, ma non ha il diritto di scaricare sugli altri il suo disagio, non può mettere in cattiva luce Maria per giustificare il suo comportamento. Ognuno, infatti, è chiamato a decidere quale forma dare alla sua casa, ognuno deve prendersi la responsabilità di riconoscere quello che avviene nella sua interiorità. Il Signore viene comunque, anche nella nostra delusione o nella nostra indifferenza.

 

Chiediamoci allora: Da quali situazioni il Signore sta cercando di tirarmi fuori? Che strategie metto in atto per non ascoltare il Signore?

XVI Domenica

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