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Foglietto settimanale dall’8 al 15 Maggio 2022

Io o Nessuno: la dinamica della persecuzione!

Uno dei paradossi della vita è che il bene suscita sempre reazioni avverse e chi prova a fare il bene prima o poi deve tenersi pronto a pagarne le conseguenze, infatti sappiamo bene che l’amore suscita gelosia e invidia, fino a scatenare un odio distruttivo.

Il bene infastidisce perché ci ricorda che non siamo stati capaci di farlo o semplicemente perché è più facile cacciare la pecorella smarrita piuttosto che il leone feroce.

I testi che la liturgia propone hanno come sfondo il tema della persecuzione della comunità cristiana. Se il brano degli Atti degli Apostoli ne parla in maniera esplicita, il passo del Vangelo di Giovanni rimanda in maniera implicita alla dinamica della persecuzione. Ma sono anche letture rassicuranti, troviamo infatti non solo l’immagine delle pecore e del gregge, che da sole non avrebbero molte possibilità di sopravvivenza, ma anche quella del Pastore. Il Salmo 99/100 infatti dice che siamo «suo popolo e gregge del suo pascolo» e nel libro dell’Apocalisse leggiamo: «l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita» (Ap. 7,17).

Paolo e Barnaba sono giunti ad Antiochia per proclamare il Vangelo ma si scontrano con i Giudei, perché la loro predicazione ottiene grande ascolto, suscitando la gelosia dei Giudei. Purtroppo è una dinamica attuale anche nella vita pastorale, nella vita della Chiesa: siamo invidiosi perché il Signore si serve di altri per annunciare il suo Vangelo o semplicemente infastiditi perché altri riescono laddove noi abbiamo fallito o non siamo stati capaci.

Tremendamente attuale è anche il modo con cui reagiscono i Giudei: non si espongono in prima persona, ma suscitano una persecuzione contro Paolo e Barnaba, utilizzando “le persone influenti della città”: piuttosto che imitare gli altri nel bene, si spendono per costruire percorsi contro gli altri.

Paolo e Barnaba non reagiscono costruendo percorsi distruttivi contro i Giudei, ma se ne vanno, sapendo che il campo dell’evangelizzazione è più grande, anche rispetto ad una città come poteva essere allora Antiochia! Soprattutto se ne vanno pieni di gioia e di Spirito Santo, perché chi compie il bene non può lasciare spazio a sentimenti negativi.

Pure il Vangelo ci parla di persecuzione, usando l’immagine del gregge, che con un certo realismo rappresenta quale sia la condizione dei discepoli di Gesù in tutti i tempi e in tutto il mondo, ma ci ricorda che non siamo soli, c’è anche Lui il pastore, che accompagna e protegge il suo gregge.

L’immagine del pastore è sicuramente una delle più antiche rappresentazioni di Gesù, già presenti nelle catacombe e sui sarcofagi del III sec. d.C., come nelle catacombe di Priscilla a Roma. Il pastore appare con una pecorella sulle spalle: quella pecorella smarrita siamo noi che Gesù prende sulle sue spalle.

Rispetto al mondo antico dove il pastore non era il proprietario ma solo il custode delle pecore, Gesù ci ricorda che Lui non è un mercenario, non è pagato per compiere quel servizio, le pecore gli appartengono personalmente. C’è un rapporto stretto tra il suo essere Pastore e le pecore, descritto attraverso l’immagine famigliare della voce. Quando conosciamo bene qualcuno, possiamo riconoscerne la voce anche a distanza, senza vedere la persona anche se confusa tra altre voci.

Così dovrebbe diventare il nostro rapporto con Gesù: essere capaci di riconoscere la sua voce anche quando non è così evidente, quando altre voci cercano di coprirla.

Invece non sempre ci ritroviamo nell’immagine del gregge, preferiamo seguire le nostre idee allontanarci dal gregge, non fidarci del Pastore.

Gesù ci chiede di rimanere sotto il suo sguardo, perché solo attraverso un legame molto stretto con lui possiamo salvare la nostra vita dai pericoli e dai lupi che sono in agguato.

Chiediamoci allora: apprezzo il bene compiuto dagli altri o nutro sentimenti di gelosia e invidia? Sono docile alla voce del Pastore o mi ribello?

IV_Pasqua web

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