Sto alla porta e busso…!
La vita ci chiama a decidere: aprire o lasciare fuori?
2Re 4,8-11.14-16 Sal 88 Rm 6,3-4.8-11 Mt 10,37-42
Sembra strano ma, quando vorremmo restare soli, qualcuno viene a bussare alla porta della nostra vita! A volte per salutarci e scambiare due parole, a volte invece per chiedere aiuto, a volte solo per disturbarci o rovinarci la giornata…
Che fare allora: fare finta di non esserci o scomodarci ed aprire? A volte contenti, apriamo il nostro cuore, altre volte indugiamo, altre volte addirittura ci barrichiamo dentro casa fino a non respirare pur di essere più credibili nel nostro silenzio.
Nel Secondo libro dei Re, leggiamo di uno sconosciuto che passa e la sua presenza interpella, fa pensare. Che sia qualcosa di importante per la nostra vita? Magari un amico che nelle difficoltà ci aiuta a «innalzare la fronte» (Sal 89,18), qualcuno che ci dà speranza, o semplicemente uno che soffre, ma con la sua testimonianza, aiuta a vivere meglio le nostre quotidiane fatiche…
Sono presenze che interpellano, proprio come quella del profeta Eliseo che, attraversando varie volte la vita di questa donna la porta a interrogarsi.
È una donna a cui manca il futuro, non ha figli, il marito è anziano, e la sua vita sembra inesorabilmente orientata a dileguarsi nel nulla.
Ma dal suo gesto che apre all’accoglienza nasce il suo futuro!
Chiede al marito di costruire uno spazio per il profeta.
Accogliere significa sempre perdere qualcosa! Fare spazio, perdere un po’ di controllo, rinunciare a qualcosa per generare vita. Forse è proprio questo che rende difficile l’accoglienza! Ma la mamma in gravidanza non è anche lei chiamata a rinunciare a tante cose per accogliere nel suo grembo il figlio, farlo nascere e donargli la vita…?
Ogni giorno siamo chiamati a perdere qualcosa per poter vivere! “Perdere” del nostro tempo per ascoltare qualcuno, per lasciargli spazio; “scomodarci” per andare incontro ai bisogni e alle esigenze che ci vengono posti davanti.
Non accogliere è chiudere in se stessi. Se non si è disposti ad accogliere il grembo rimane vuoto e senza vita. Per dirla con le parole di Paolo: accogliere è veramente «camminare in una vita nuova» (Rm 6,7).
Gesù nel Vangelo ci fa riflettere su questa alternativa: perdere o trovare. Noi siamo sempre affamati di conquista e di possesso ma, la vita fiorisce solo laddove si è disposti a perdere. È in questa logica che possiamo comprendere le parole di Gesù “prendere la propria croce” (Mt 10,38): prendere la croce, come criterio delle nostre scelte.
Si accoglie per amore, si accoglie solo se siamo disposti a mettere da parte i nostri ragionamenti, le nostre precomprensioni, il nostro “so io come si fa a stare al mondo…”
Solo perdendo, possiamo seguire veramente Gesù! Seguire è mettersi dietro e guardare dove mette i piedi Gesù, è lasciarsi portare anche dove non avremmo mai pensato di andare!
L’accoglienza parte da piccoli gesti, (come offrire un bicchiere d’acqua fresca) ma oggigiorno spaventa perché sovraccaricata da ideologie, da ragionamenti politici, finanziari, che hanno fatto perdere il valore di un gesto semplicemente umano che custodisce l’essenza dell’uomo: essere persone di relazione.
Siamo chiamati per vocazione a essere scomodati, anche quando sentiamo l’altro come straniero nel nostro mondo (E. Lévinas).
In realtà è proprio colui che ci interpella e ci scomoda a renderci capaci di generare.
Chiediamoci allora: mi lascio scomodare o vivo chiuso in me stesso? Cosa sono disposto a perdere per seguire di più Gesù?
XIIITempo_Ordinario_2026