Foglietto settimanale dal 25 al 2 Novembre 2026 – XXX Domenica del T.O. – Anno A

Chi si accontenterebbe di un amore al 50%?

Solo il tutto ci riempie!

 

 

Es 22,20-26   Sal 17   1Ts 1,5-10   Mt 22,34-40

 

Nella vita abbiamo tanti progetti, aspirazioni, sogni, ma a volte ci accorgiamo che… sono rimaste lettere morte. Peggio ancora se accade nelle relazioni, sebbene animati da buone intenzioni alla fine, ci accorgiamo di non aver fatto nulla, e finiamo di vivere di rimpianti per tutte le cose belle, buone o importanti che non abbiamo fatto.

L’amore è da porre più nei fatti che nelle parole! questo lo sanno bene gli innamorati, che spesso vedono infrangersi il loro amore sugli scogli della realtà…

La domanda del dottore della Legge, fa leva su questo: cosa sceglierà Gesù? Quale criterio è da seguire per essere felici? Come è possibile obbedire a tutta la Legge?

Per un ebreo ricordiamolo, la felicità si trova nel pieno adempimento della Legge del Signore, non riuscirci vuol dire non arrivare mai alla felicità piena: forse la domanda posta dal dottore della legge voleva cercare una giustificazione sull’impossibilità di obbedire a una Legge che comprendeva molti precetti e tutti ritenuti importanti.

Non è che accada così anche nella nostra vita, dove tutto ci sembra importante, urgente e poi accorgersi di aver perso o peggio ancora dimenticato, il vero punto di partenza?

Gesù invece ha le idee chiare: è dalla Legge che si deve partire, ed esattamente dalla preghiera Shema: “Ascolta, Israele: l’Eterno, il nostro Dio, è l’unico Eterno. Tu amerai dunque l’Eterno, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze…” (Dt 6,4-9); preghiera che ogni ebreo recita due volte al giorno e che al contempo è anche un comando: fa’, o Signore, che io sia capace di compiere quello che tu desideri da me!

“Ascolta, Israele…” ascoltare vuol dire vivere una relazione, prestare l’orecchio, esserci con il cuore: il rischio è di fare anche tante cose buone, ma se non c’è l’amore per Dio, abbiamo sprecato il nostro tempo senza riuscire ad arrivare ad essere veramente felici.

L’amore per Dio mi ricorda innanzitutto che non sono io il fondamento della mia vita: questa vita è un dono che ho ricevuto e ogni giorno sono chiamato a riconsegnarla.

Amare Dio vuol dire ritrovarmi come persona perché a Lui appartiene tutto ciò che sono, per questo mi chiede di amarLo con tutto il mio cuore, la mia anima, la mia mente.

Cuore: centro della persona, dove i sentimenti e i pensieri si incontrano, dove anima e mente trovano la loro sintesi.

Anima: luogo dei bisogni, dei desideri e quindi dei sentimenti, della mia affettività.

Mente: luogo dei pensieri.

Gesù ribadisce inoltre che l’amore per Dio non è solo il grande comandamento, ma è anche il primo: da esso, ne scaturisce un altro, che non è solo amare il prossimo ma anche amare me stesso.

Se non mi amo, se non accolgo le mie ferite, i miei lati oscuri, se non accetto la mia storia, tenderò sempre a odiare negli altri quello che non apprezzo in me.

Se non mi amo come sono, tenderò a invidiare quello che negli altri mi ricorda la mia povertà.

Sono chiamato ad amarmi nella mia totalità, la stessa con cui desidero amare Dio, e allo stesso modo sono chiamato ad amare l’altro così com’è, con i suoi difetti, le sue fragilità, le sue ombre. Le parole di Gesù risuonano come un appello alla totalità: non esiste l’amore a metà, l’amore parziale, l’amore a ore alterne.

Quanti cristiani, come il dottore della Legge conoscono queste Verità ma purtroppo non la vivono, quante volte pretendiamo di sapere chi è Dio, di conoscerlo, eppure non lo amiamo. Conoscere qualcosa su Dio e amarlo non sono la stessa cosa: l’amore si vede nei fatti, non nelle intenzioni; ed è qui che si gioca la nostra vera felicità.

 

Chiediamoci allora: Dove si vede nella mia vita il mio amore per Dio? Quali sono per me, gli aspetti più faticosi nell’amare gli altri?

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