Foglietto settimanale dal 18 al 25 Ottobre 2026 – XXIX domenica del T.O. – Anno A

Ma come sei sciupato!

Mettere mano al restauro della vita!

 

Is 45,1.4-6   Sal 95   1Ts 1,1-5   Mt 22,15-21

Che bello guardare un affresco dopo che è stato restaurato e poter rivedere i volti dei personaggi com’erano stati pensati dall’autore. Anche per noi il tempo a lungo andare, rischia di sporcare e a volte di coprire, l’immagine originale pensata da Dio per noi. Ma Dio con la sua grazia, non smette mai di provare a riportare la “nostra immagine” alla sua bellezza iniziale.

Oggi il Vangelo di Matteo ruota intorno a due immagini: quella di Cesare impressa sulla moneta che serviva a pagare il tributo, e l’immagine divina che è scritta dentro ogni uomo.

Al tempo di Gesù ma anche oggi, vediamo come le domande che vengono rivolte a Dio, molto spesso sono pretestuose: in realtà ognuno di noi ha già la propria risposta, ma per paura di essere scoperti le nascondiamo nel profondo del cuore.

Ricordo che a causa di una combinazione di guerre civili interne alla dinastia ebraica e dell’espansione strategica romana in Medio Oriente, dal 6 d.C. gli abitanti della Giudea, della Samaria e dell’Idumea dovevano versare al potere imperiale una tassa attraverso una speciale moneta che recava l’effige di Cesare. Oltre che un tributo diventava un modo per diffondere il culto dell’imperatore, e gli ebrei vivevano questa imposizione non solo dal punto di vista economico e politico, ma soprattutto religioso, perché la Legge ebraica vietava di farsi immagine alcuna, e utilizzare quella moneta poteva essere considerata un atto di idolatria.

Possiamo dire che l’amore per l’imperatore è un affetto che si quantifica: passa attraverso il denaro!  Ma non è che lo stile di Cesare sia spesso anche il nostro? Quando viviamo relazioni fatte di scambi, e dove siamo scrupolosamente attenti a verificare che l’altro abbia pagato il tributo alla nostra immagine…? Non è che viviamo le relazioni come un bisogno di attenzione e di conferma all’immagine e all’idea che abbiamo di noi stessi?

Se leggiamo con attenzione il testo emerge che la risposta di Gesù non è a favore della separazione dei poteri: da una parte quello civile e dall’altro quello religioso, Gesù invece vuole riportare l’uomo, alla sua totale appartenenza a Dio. Se ogni cosa appartiene a chi ha l’immagine, è corretto che le monete con Cesare ritornino a lui. Ma d’altra parte, anche l’uomo che fin dalla creazione reca in sé l’immagine di Dio, deve ritornare a Colui di cui reca l’immagine, ovvero a Dio.

Forse nella nostra vita l’immagine di Dio non è altrettanto evidente come l’immagine di Cesare impressa sulle monete. Chi guarda quella moneta vede Cesare, ma chi guarda la nostra vita cosa vede?

Per usare un’immagine artistica possiamo dire che la vita spirituale è lasciare che Dio metta mano all’affresco che ha dipinto in noi, e piano piano lo riporti alla luce alla bellezza con la quale ci ha pensato.

Questa è l’unica immagine che dovrebbe preoccuparci, non quella che stampiamo sulle false monete delle nostre relazioni interessate.

 

Chiediamoci allora: In che condizioni è l’affresco che reca l’immagine di Dio in me? Quanta importanza attribuisco al culto della mia immagine nelle relazioni?

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