Mi raccomando: non mancare!
Ma perché mi hai tirato il “pacco?”
Is 25,6-10 Sal 22 Fil 4,12-14.19-20 Mt 22,1-14
Organizzare una festa non è una cosa semplice: per alcuni può essere entusiasmante, per altri un dovere da assolvere, chi è contento di essere al centro dell’attenzione, e altri ne farebbero volentieri a meno…
Che lo vogliamo o no la festa dice qualcosa di noi e può diventare l’occasione per esprimere concretamente l’affetto per gli invitati.
Non a caso uno dei momenti più delicati è redigere la lista degli invitati: può ricordare esperienze positive ma anche dare voce al dolore e al rancore.
Per non parlare degli invitati a cui tenevi particolarmente che non verranno alla tua festa: può essere non solo doloroso, ma diventare occasione per la fine di una relazione; in tutti i modi va a segnare la relazione!
Interessante è notare che in queste ultime domeniche Matteo nel suo Vangelo, insiste sull’esperienza del rifiuto: – prima un figlio che non va nella vigna del padre, – poi dei contadini che non accolgono i messaggeri e addirittura uccidono il figlio del padrone della vigna – ora addirittura gli invitati alla festa del figlio abdicano a questo invito.
Matteo forse ci vuole consegnare un sentimento vissuto da Gesù ma che certamente descrive una realtà che continua ad accadere: il figlio non è accolto!
Ma questa esperienza non si ripete anche nella vita di ognuno di noi? Ci saranno sempre persone a cui la nostra vita non interessa, e che seppur invitati, non vogliono fare festa con noi.
Che fare allora: rimanere con la casa vuota o invitare altre persone che non si aspettano la nostra attenzione?
Il Re sceglie la seconda opzione e apre la porta a coloro che non avrebbe mai pensato di invitare: sono gli esclusi, coloro ai quali nessuno avrebbe mai pensato, sono le pietre scartate con cui Dio costruisce il suo Regno!
Matteo finemente aggiunge una sottolineatura importantissima a cui spesso non diamo il valore che merita: i “nuovi invitati” non sono un semplice riempitivo infatti il Re vuole vederli, tanto da arrivare a notare che qualcuno non ha l’abito adatto per quella festa.
Molto profondo è il commento che ne fa sant’Agostino: “si deve trattare di un abito invisibile e interiore, perché solo il Re se ne accorge, diversamente i servi avrebbero impedito all’invitato di entrare. Per sant’Agostino questo è l’abito della carità, della sincerità del cuore!
Si può essere invitati alla festa della vita di qualcuno e non avere la disponibilità del cuore, ma può anche capitare di invitare qualcuno a far parte della festa della nostra vita e scoprire in seguito, che le sue intenzioni non erano oneste. Certamente è un’occasione di delusione, ma anche un necessario momento di verità.
Forse qualche volte anche noi ci sentiamo dimenticati e indegni, ma Dio sa dare sempre un senso alla nostra vita!
Chiediamoci allora: Se dovessi fare degli inviti per la festa della mia vita, chi inviterei? Come vivo l’esperienza del rifiuto?