L’auto ha bisogno di benzina,
il cellulare ha bisogno di una batteria,
la lampada ha bisogno di olio,
e noi abbiamo bisogno di preghiera ed Eucaristia.
Sap 6,12-16 Sal 62 1Ts 4,13-18 Mt 25,1-13
Quante volte ci è capitato di addormentarci senza volerlo (ma mai durante l’omelia) …
Ci addormentiamo quando siamo stanchi e le “abbiamo spese tutte”, ma capita anche quando siamo delusi; altre volte ci addormentiamo nell’attesa che qualcosa accada illudendoci, che al risveglio la realtà possa essere diversa.
A volte ci addormentiamo in attesa che il Signore si manifesti, che venga a visitarci, che ci consoli… ma troppe volte questa attesa diventa pesante, perdiamo la fiducia arrivando addirittura a convincerci che lo sposo non verrà più…!
Sì, a volte il Signore tarda a venire, ci fa aspettare, l’ha fatto con i discepoli quando sulla barca in mezzo alla tempesta, li ha raggiunti solo sul finire della notte. L’ha raccontata Santa Madre Teresa di Calcutta parlando della “notte oscura” da lei vissuta…
E ed è questo il punto, è proprio il buio della notte che ci spaventa, perché è l’oscurità che facilmente ci fa perdere la misura del tempo, la certezza delle nostre convinzioni…
Penso sia importante notare nel vangelo di oggi che tutti si addormentano: vergini sagge, vergini stolte ma anche tutta la comunità perché è normale, sonno e stanchezza fanno parte della nostra natura umana.
Don Oreste Benzi (di cui il 2 novembre abbiamo ricordato 19 anni dalla sua morte), raccontava che quando era molto stanco, stringeva tra le mani un fazzoletto creando una tensione che se veniva a mancare a causa del sonno, lo svegliava subito.
La differenza tra chi è saggio e chi è stolto emerge nel momento della fatica, quando il Signore ci fa aspettare. Saremo capaci di riaccendere la lampada una volta che si è spenta?
Dipende certamente dalla scorta dell’olio che abbiamo con noi, dipende da come abbiamo vissuto fino a quel momento.
La lampada è l’immagine della vita che ci è stata affidata. Vita che come una lampada, non va posta sotto il moggio ma messa sul lucernario, affinché sia luce (non tenebra) per gli altri. Vita che come la città posta sul monte è capace di indicare la direzione e aiutare “i viandanti” a non perdersi.
Essere pronti perché non sappiamo quando la lampada si spegnerà… una folata di vento più intensa, una notte più lunga del previsto… ma non si tratta solo del momento finale della nostra vita, ma di tutti quei momenti in cui il Signore ci fa aspettare.
Essere pronti significa avere una scorta di olio frutto della “spremitura della nostra vita” “talmente personale” che è impossibile trasferirlo agli altri.
Ma cos’è quest’olio? È la fiducia nelle promesse di Dio che cresce e si alimenta con la preghiera, l’ascolto della Parola, la cura delle relazioni, l’amicizia, i sacramenti, la memoria del bene ricevuto… Questo è l’olio che sa riaccendere la lampada della vita, curare le ferite, consacrare…
Chi ha attraversato la notte, ha imparato anche a riaccendere la lampada e sa come riempire la lampada con l’olio della preghiera e della carità.
E allora con gioia, nonostante la notte sia stata lunga e profonda, può finalmente andare incontro allo sposo!
Chiediamoci allora: Come vivo i momenti di stanchezza quando il Signore sembra tardare a venire nella mia vita? Mi sto impegnando nel cercare di mettere da parte l’olio per riaccendere la lampada quando si spegnerà?