Aljun Casimiro – La chiamata al servizio: la storia della mia vocazione

Professione Solenne di Aljun Casimiro

Aljun entra a far parte dell’Ordine dei Servi di Maria

La chiamata al servizio: la storia della mia vocazione

I primi, silenziosi impulsi

Il mio cammino verso il sacerdozio non è iniziato con un lampo di luce spettacolare o con una voce udibile dal cielo. È iniziato invece come un’inquietudine persistente e silenziosa, un «prurito sacro» che non riuscivo a placare del tutto. Crescendo, ho vissuto una vita simile a quella di chiunque altro. Avevo le mie ambizioni, i miei progetti per la carriera e la famiglia, e un’idea di come sarebbe stato il mio futuro. Eppure, nei momenti tranquilli di preghiera e persino nella frenesia della vita quotidiana, c’era un pensiero ricorrente: “C’è qualcosa di più?

Il periodo della resistenza

Come molti che sentono una chiamata, il mio primo istinto è stato quello di resistere. Ho presentato a Dio una lista di motivi per cui non ero il candidato giusto. Ho sottolineato i miei difetti, il mio desiderio di una vita “normale” e le mie paure di inadeguatezza. Ho cercato di soffocare la chiamata buttandomi in attività secolari, pensando che se fossi rimasto abbastanza occupato, quella sensazione sarebbe svanita.

Tuttavia, Dio è paziente e perseverante. Più scappavo, più incontravo momenti che mi riportavano verso l’altare. È stato nel servizio agli altri – visitando i malati, insegnando in parrocchia e trovando pace nell’Eucaristia – che la resistenza ha cominciato a sciogliersi. Ho capito che il sacerdozio non significava essere perfetti; significava essere disposti a essere perfezionati dalla Sua grazia.

Il momento della resa

La svolta è avvenuta durante un periodo di profondo discernimento. Ricordo di essermi seduto in una cappella vuota, guardando il Crocifisso, e di aver finalmente messo fine al monologo interiore fatto di scuse. Ho semplicemente chiesto: «Signore, cosa vuoi da me?». In quel silenzio, un profondo senso di pace ha sostituito la mia ansia. Capii che la mia vocazione non era un fardello da portare, ma un dono da ricevere. Dire «sì» al seminario non era una perdita di libertà, ma l’inizio di una libertà molto più profonda e vera.

Allora, Ci sono delle sfide, naturalmente. Tuttavia, la vita di un frate richiede sacrificio e un costante morire a se stessi. Ma in ogni sacrificio c’è una grazia corrispondente. La mia vocazione mi ha insegnato che quando diamo tutto a Dio, Egli non è mai da meno in generosità.

Un messaggio a chi è in ricerca

Se provi quella stessa inquietudine che un tempo provavo io, non aver paura. Il Signore non chiama chi è già preparato; è Lui che prepara chi chiama. Abbi fiducia che i desideri che Egli ha posto nel tuo cuore sono lì per un motivo. La pace non sta nell’avere tutte le risposte, ma nel confidare in Colui che conosce la via.

«Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo; prima che tu nascessi, ti avevo consacrato; ti avevo stabilito profeta delle nazioni.» — Geremia 1:5