Foglietto dal 14 al 21 Dicembre 2025 – Terza Domenica di Avvento – Anno A

Le convinzioni spesso nemiche della Verità…

a volte più insidiose della menzogna stessa!

 

Terza domenica di Avvento – Anno A (Gaudete)

Is 35,1-6.8.10   Sal 145   Gc 5,7-10   Mt 11,2-11

 

«il coraggio, uno non se lo può dare» così rispondeva don Abbondio al Card. Borromeo che lo rimproverava di non aver unito in matrimonio Renzo e Lucia, ma… forse anche noi siamo rimasti lì! Davanti alle ingiustizie, alle nostre responsabilità, ma anche quando ci sentiamo incompresi e delusi è facile gettare la spugna, convincersi che non ne vale la pena. Lo scoraggiamento è certamente un tratto caratteristico del nostro tempo, ma diventa sconfessione di Dio, è rinunciare a vedere l’opera di Dio nella storia!

Oggi la liturgia ci invita a guardare più in profondità, per ritrovare coraggio: Dio traccia una strada là dove sembra impossibile (Is 35,8) e per Israele l’impossibile è la via del ritorno dall’esilio!

Questo è lo stile di Dio: la salvezza viene dall’impensabile, viene da dove non ce lo aspettiamo «lo zoppo salterà come un cervo» (Is 35,6).

Come cristiani siamo invitati a non perdere mai la speranza, a imitare l’agricoltore (Gc 5,7), che dopo la semina ha davanti a sé una terra brulla, senza nessun segno di vita, ma nel suo cuore, vede già il fiore, lo desidera, lo attende, spera.

La speranza ci fa vedere quello che non c’è ancora: chi spera è già nella gioia, perché vede con lo sguardo del cuore l’opera di Dio.

«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» Ai discepoli inviati dal Battista, e anche a noi, Gesù invita a vedere!

Ma noi guardiamo veramente come stanno le cose, o ci fermiamo solo alla “nostra idea”?

L’idea è una visione interiore che tante volte sostituisce il vedere autentico: non vediamo più perché fissati sulle nostre idee, le diamo per scontato, ma molte volte non sono solo idee false, ma idee che ci deprimono e avvelenano.

Se non “vediamo” più la realtà, non capiamo più chi ci sta accanto, non riconosciamo gli errori che stiamo facendo, facciamo delle nostre idee i nostri idoli e, peggio ancora, non vediamo più quello che Dio sta operando nella nostra storia.

Lo stesso Giovanni Battista è chiamato ad uscire dalla sua convinzione di Dio, il Vangelo ci dice che è in prigione, ma la vera prigione, è quella delle proprie idee, delle proprie convinzioni: se non avesse desiderato di cercare la Verità su Dio, non avrebbe mai incontrato il Messia.

Altro insegnamento che ci viene da Giovanni, è l’umiltà di farsi aiutare è mandare altri a chiedere, per rendersi conto della realtà di Dio.

Troppe volte noi siamo immersi nella nostra superbia e rifiutiamo di farci aiutare rischiando di rimanere chiusi nella prigione del nostro io.

Non giungeremo mai a capire l’azione di Dio perché Dio ci trascende, ci sfugge, è sempre oltre, non può essere com-preso (si comprehendis non est Deus diceva Sant’Agostino).

La nostra gioia davanti all’opera di Dio consiste nel guardare, nel lasciarsi sorprendere, nell’accettare di essere liberati dalle nostre idee autoreferenziali, che molto spesso sono le sbarre della nostra prigione interiore.

 

Chiediamoci allora: Sono scoraggiato (o tendo a scoraggiarmi) e faccio fatica a sperare? Chiedo al Signore di liberarmi dai miei pregiudizi per riuscire a vedere la sua opera nella mia vita?

IIIAvvento_2025

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