Ma tu mi ami? Ma quanto mi ami?
Es 17,3-7 Sal 94 Rm 5,1-2.5-8 Gv 4,5-42
Tutti nel cuore abbiamo un desiderio profondo e umanamente incolmabile: essere amati! Non ci sentiamo mai amati abbastanza, e per questo molto spesso ci sentiamo non compresi, feriti, delusi…
Sentirsi amati è un bisogno primario come l’acqua da bere: possono mancarci tante cose, ma come non possiamo fare a meno dell’acqua, così non possiamo rinunciare al nostro desiderio di essere amati.
Forse per questo molte volte ci avventuriamo anche nei luoghi sbagliati: cerchiamo acqua nel deserto, amore in relazioni particolari… facciamo come la donna Samaritana che “ha sete di essere amata” ma sta cercando acqua dalle sorgenti sbagliate.
Significativo è che Giovanni colloca l’incontro della Samaritana con Gesù accanto a un pozzo, che nell’Antico Testamento era per antonomasia, luogo d’incontro ma anche luogo dove si combinavano le nozze.
Insolito però è l’orario, a mezzogiorno, massima calura, fatica durissima e la certezza di arrivare a casa con l’acqua già calda, forse perché non desiderava incontrare nessuno. Probabilmente la sua era una storia segnata anche da errori, che la gente, come avviene anche oggi, ha già giudicato e condannato senza possibilità di appello.
Ma mezzogiorno, è anche l’ora in cui c’è più luce: Giovanni ci vuole consegnare che quell’incontro è un momento di rivelazione: Gesù fa luce nella vita di questa donna, fa emergere la sua storia. Cinque mariti più un sesto, che non è neppure un marito, immagine di una ricerca di amore che non ha trovato ancora risposta.
(PS: per gli ebrei il numero sei indica un’imperfezione e rimanda al numero sette la completezza, manca infatti lo sposo vero, colui che è in grado di colmare quella sete d’amore).
Tutti conosciamo i difficili rapporti che esistevano tra Giudei e Samaritani, e Gesù pur di rendere possibile questo incontro, si fa vedere povero, bisognoso: chiede da bere, chiede alla donna di prendersi cura di lui. L’umiltà apre sempre uno spazio in cui l’altro può entrare senza sentirsi minacciato.
Gesù non vuole giudicarla, ma bensì aiutare la Samaritana a capire dove può trovare quello che cerca, ma quando capisce che Gesù sta “toccando la sua storia”, la sua prima reazione è quella di chiudersi a riccio, spostando l’attenzione su altro: sui luoghi della fede, sulle attese messianiche, sulle differenze cultuali… ma non ci comportiamo così anche a noi quando la Parola di Dio tocca la nostra vita? (parte subito la critica verso la Chiesa, i preti, il Papa, chi va in Chiesa…)
Gesù oltrepassa tutte le sue e le nostre resistenze, consegnandoci la cosa più importante: colui che aspetti sono io che ti parlo! Gesù è colui che colma il nostro profondo desiderio di essere amati!
Portare il Vangelo significa innanzitutto metterci la faccia, testimoniare la nostra esperienza di persona amata da Dio: la Samaritana si è sentita ascoltata, capita, perdonata.
Giovanni ci consegna un’ulteriore perla, un dettaglio delicato ma significativo: la donna samaritana corre via lasciando ai piedi di Gesù la sua anfora. Anfora che la legava al suo passato, peso che si portava sulle spalle a causa della sua storia e che ora può lasciare ai piedi di Gesù perché adesso è una donna riconciliata con la sua vita, e dove il suo desiderio d’amore ha trovato finalmente risposta.
Chiediamoci allora: sto cercando di trovare risposta al mio desiderio di essere amato? Sono pronto a lasciare la mia anfora ai piedi di Gesù?
IIIQuaresima_2026