Prima o poi la notte finirà!
Vivere nella speranza dell’alba
Sap 18,6-9 Sal 32 Eb 11,1-2.8-19 Lc 12,32-48
La notte sa di mistero, è il tempo in cui la chiarezza lascia il posto all’immaginazione.
La notte ci ricorda le nostre paure, non vediamo l’ora che la luce si riaccenda, e nelle notti insonni, tante volte i pensieri ci abitano e i ricordi si affollano.
Ma la notte è anche quella stellata di Van Gogh (dipinto realizzato attraverso le sbarre del manicomio in cui era rinchiuso) a dirci che anche nella notte più buia possiamo vedere la stella del mattino: basta andare oltre la grata del nostro presente!
Ma la storia, purtroppo, continua ad attraversare la notte, sembra che la vita non possa fare a meno di ritornare nel buio, e forse anche adesso abbiamo la sensazione di attraversare una notte che sembra sempre più buia…
La notte è sì quella del popolo d’Israele che attende la liberazione (Sap 18,6-9), ma è anche la notte del Cantico dei cantici, della ricerca dell’anima per il suo Sposo.
Ma la notte nella Scrittura è soprattutto il momento in cui siamo chiamati a vegliare, come la sentinella che deve custodire la città, o come ci ricorda il Vangelo è la notte in cui siamo chiamati ad aspettare il padrone che ritorna (Lc 12,32-48).
Oggi siamo forse nella notte perché non riusciamo a capire dove stiamo andando.
È notte perché non ci riconosciamo più, non vediamo più nel volto dell’altro un nostro fratello, e ogni persona diventa un nemico, un pericolo da cui difendersi. È notte perché pensiamo solo al male che ci è stato fatto…
Ma è solo nella notte che comprendiamo da che parte sta il nostro cuore: è nella notte che ci rendiamo conto se abbiamo ancora speranza, se crediamo oppure no, che c’è un tesoro da custodire.
Nella notte il Vangelo ci chiede di vegliare, di tenerci pronti, non chiede di fare cose straordinarie, ma continuare a svolgere quel compito che ci è stato consegnato.
– Tenere le lampade accese, per vedere il volto del fratello;
– i fianchi cinti, per essere sempre pronti a servire, e non cadere nello scoraggiamento e nell’accidia.
– nella notte è pericoloso intraprendere strade nuove, perché è molto rischioso individuarle.
Occorre invece rimanere, vigilanti, al proprio posto: il padrone tornerà perché lo ha promesso.
In questa notte, il Signore chiede di prenderci cura di quello che ci ha consegnato, ma con una grossa differenza tra chi ha semplicemente ricevuto qualcosa e chi è stata affidata la responsabilità di amministrare. In modi diversi, ognuno è chiamato a dare all’altro il cibo al tempo opportuno: tutti siamo tutti chiamati ad amministratori i beni che abbiamo ricevuto in dono e attraverso questi doni chiamati a nutrire la vita di chi ha fame.
Chi poi amministra ha una responsabilità ancora più grande perché non riguarda solo la propria vita, ma anche quella degli altri, e l’amministratore fedele sa riconoscere la fame e i tempi dell’altro!
Oggi viviamo anche la notte della responsabilità, dove spesso chi ha ruoli di potere li vive per lo più pensando al proprio interesse, abusando e spadroneggiando. E quando è in gioco la vita dell’altro, la parola del Signore diventa molto dura, perché la sua azione ricade su chi aspetta il cibo per andare avanti nella vita.
Chiediamoci allora: Come vivo il tempo dell’attesa, quando le cose non sono chiare? Come sto amministrando i doni che Dio ha messo nelle mie mani?
XIX Tempo-Ordinario_2025