Foglietto settimanale dal 10 al 17 maggio 2026 – Sesta domenica di Pasqua – anno A

Per te ci sono sempre! Le parole dell’amore

 

At 8,5-8.14-17   Sal 65   1Pt 3,15-18   Gv 14,15-21

Una delle esperienze più dure nella vita, è certamente quella di essere soli quando ci si trova a lottare, sia che si tratti semplicemente di affrontare la fatica del vivere con la paura di non farcela, sia di lottare contro l’ingiustizia, le incomprensioni, le cattiverie. La vita resta un grande processo, dove non sempre occupiamo il ruolo di giudice o di testimone, a volte siamo noi a essere posti sul banco degli imputati.

io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre…

Ma chi è questo Paràclito e soprattutto chi è l’altro Paràclito?

Paràclito letteralmente è colui che è chiamato a stare accanto, è l’avvocato che si pone al nostro fianco parla in nostro favore, affronta l’accusatore per noi, arrivando persino a prendere il nostro posto nella lotta. Gesù è il primo Paràclito, e una volta risorto continuerà a svolgere questo compito attraverso lo Spirito Santo, l’altro Paràclito.

Tutti abbiamo fatto esperienza che è nei momenti di difficoltà che capiamo quali sono le persone che tengono veramente a noi: ed è quello che oggi Gesù sta cercando di dire ai suoi discepoli.

Paràclito può assumere anche la definizione di consolatore: colui che sta accanto per consolare: molte volte abbiamo bisogno di uno che non ci risolva il problema (che a volte non possono avere soluzione) ma di qualcuno che ci stia vicino, che cammini al nostro fianco, che ci dia forza.

A nostra volta anche noi possiamo diventare strumenti del Paràclito quando sappiamo stare accanto e consolare i nostri fratelli, come facevano i discepoli che imponevano le mani invocando sugli altri lo Spirito Santo (cf At 8,17).

Purtroppo invece accade molto spesso che durante una conversazione, non ascoltiamo l’altro, perché la nostra attenzione si sposta subito su cosa dire: ma se non capiamo la domanda che risposta utile possiamo dare? Dobbiamo imparare ad ascoltare, a rimanere accanto! Questo richiede tempo, fatica, silenzio… Non per niente il Vangelo oggi si apre e si chiude con i versetti che si riferiscono all’amore e ai comandamenti.

L’amore è saper esserci!

Un amore generico non è amore, perché l’amore è concreto, si vede nei fatti, sta in un contesto dove i comandamenti sono le parole che abbiamo bisogno di dirci, e che dobbiamo concretizzare per esprimere e rendere credibile il nostro amore.

Forse per la sensibilità e la cultura moderna, questo accostamento può risultare paradossale, eppure l’amore è reale quando si vede e si realizza nel quotidiano.

(oggigiorno pensiamo di essere bravi figli solo perché il giorno della festa della Mamma ci ricordiamo dell’amore ricevuto, attraverso a un mazzo di fiori o una scatola di cioccolatini, peccato per gli altri 364 giorni dell’anno…)

Quando si ama si desidera rimanere con l’amato, e un modo per rimanere si trova sempre!

Gesù rassicura i discepoli di allora e di ogni tempo che troverà il modo per rimanere sempre con loro.

Sarà forse nell’amore intravisto negli occhi di una persona cara che prima di morire ci garantiva la sua vicinanza eterna… o nello sguardo di chi era costretto a partire e nell’abbraccio ci rassicurava del suo ritorno…

Se questo si realizza nelle relazioni umane, tanto più possiamo fidarci della presenza e del ritorno del Signore nella nostra vita!

Chiediamoci allora: sono capace di stare accanto alle persone a cui voglio bene? Ho sperimentato la consolazione che viene dallo Spirito Santo?

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