“sono stanco, tanto stanco ed ho tanto bisogno di riposar…”
Come ritrovare la forza per andare avanti
Es 19,2-6 Sal 99 Rm 5,6-11 Mt 9,36-10,8
Alzi la mano chi non ha passato momenti di stanchezza! Stanchezza fisica che a volte nasconde una stanchezza interiore: la fatica di affrontare ogni giorno la battaglia della vita, e la sensazione di essere lasciati soli, abbandonati, di non essere visti…
Il Vangelo di Matteo, ci insegna che Dio non resta impassibile davanti al dolore del mondo: Gesù sente compassione davanti alla nostra stanchezza, ma con il suo sguardo riesce a trasformare la “folla anonima”, in un grande popolo come già avvenuto sul Sinai.
Ce lo ricorda il testo tratto dal libro dell’Esodo “…se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli.”
Dio non è impassibile davanti al dolore del mondo, perché conosce il cuore dell’uomo “…ne sentì compassione…” La compassione è il sentimento della vicinanza, molto presente nei Vangeli!
Sente compassione solo chi è capace di distogliere lo sguardo da se stesso, chi è disponibile a entrare nella storia dell’altro: la compassione non può mai essere provata a distanza!
Gesù ci chiama per nome, vede il dolore presente in ognuno. Anche gli apostoli si portano dietro storie complicate, mondi diversi, culture in conflitto, è gente imperfetta, discepoli improbabili, amici disagiati… ma a loro, così come sono, Dio affida il ministero dell’annuncio della sua presenza. Forse il vero miracolo è che il Signore li chiami / ci chiama a stare insieme!
Gesù continua a chiamare, anche noi, imperfetti, inadeguati, feriti e stanchi. Gesù ci affida un compito, una missione che è il senso della nostra vita.
Il potere di scacciare il male, di guarire le malattie è stato dato anche a ciascuno di noi quando siamo stati battezzati.
Siamo chiamati a portare avanti la sua opera, a predicare che Dio è vicino, condividendo l’amore che noi stessi abbiamo ricevuto, e testimoniando i momenti in cui ci siamo sentiti compresi, consolati, visti e riconosciuti per quello che siamo.
A guarire le malattie del nostro tempo, curando le ferite che segnano l’umanità di ciascuno di noi: il non sentirsi amati, ascoltati, capiti… diventando noi stessi balsamo per le ferite di chi ci sta davanti.
A risuscitare i morti, spendendoci per coloro che hanno gettato la spugna, smesso di vivere, perso la speranza, azzerato ogni desiderio… Risuscitare è aiutare l’altro a rimettersi in piedi, e scoprire che non si è soli.
A purificare i lebbrosi, aiutandoli a rimettere insieme i brandelli della loro vita. Capita purtroppo che la vita ci spezza, e sotto il peso delle delusioni diventa importante ritrovare i frammenti, riordinarli, ricucirli insieme, e trovare un senso in quello che accade.
A scacciare i demoni, combattere cioè “un modo di pensare” che porta a vedere solo la parte nera, quella che annienta la speranza, che valuta l’uomo solo per quello che ha, e non per quello che è!
Il senso della vita è riconsegnare quello che gratuitamente abbiamo ricevuto!
Non per un dovere ma perché è proprio la riconsegna a dare valore al bene ricevuto: se siamo contenti di aver scoperto qualcosa di bello, desideriamo condividerlo con gli altri.
Ma questo è possibile solo se noi per prima, ne abbiamo fatto esperienza, se siamo stati chiamati e abbiamo accettato di metterci alla sua sequela.
Chiediamoci allora: Come rispondo alla mia stanchezza? Col mio agire sento di portare avanti la missione di Gesù?