Dimmi che tornerai! La paura di essere abbandonati
At 1,1-11 Sal 46 Ef 1,17-23 Mt 28,16-20
La paura di essere abbandonati, è un’emozione tipica dell’essere umano, che si sviluppa soprattutto tra gli otto e i dodici mesi, quando il bambino sperimenta l’ansia legata al timore che le figure di riferimento possano scomparire e non tornare.
Ricordo che si fissa e ritorna in qualche modo nelle altre fasi della vita, ad esempio quando siamo presi dal timore di perdere una persona cara, quando proviamo l’angoscia nella prospettiva di doverci separare da qualcuno a cui vogliamo bene, quando ci sentiamo esclusi, scaricati, rifiutati…
Interessante è notare come i suggerimenti offerti dagli esperti nell’aiutare i bambini ad affrontare questa sensazione, collimino senza ombra di dubbio con gli atteggiamenti di Gesù descritti nelle letture.
– Per educare il bambino a vivere la paura dell’abbandono è importante prima di tutto curare il distacco, assicurando tempo e dedizione, in modo che l’esperienza possa essere meno traumatica e più facilmente metabolizzata.
Gesù dedica parole, tempo, spiegazioni per aiutare i discepoli a diventare consapevoli dei diversi aspetti coinvolti in questa esperienza. Da poco hanno assistito alla morte di Gesù, ed è umanamente comprensibile che necessitano di essere ulteriormente rassicurati.
– Secondo suggerimento è l’accoglienza della paura, evitando di sminuirla.
Gesù non banalizza quello che sta accadendo, ascolta i dubbi dei discepoli, li prende sul serio.
– Importante è che il genitore, nei confronti del bambino mantenga la promessa del ritorno: occorre verbalizzare l’impegno e, ovviamente, viverlo con fedeltà.
Gesù, promette di rimanere sempre con noi e resterà fedele a questa promessa per mezzo dello Spirito Santo e dei Sacramenti. La promessa di Gesù, non riguarda solo il futuro, ma anche il presente.
– Favorire l’autonomia del bambino affinché la paura non blocchi la crescita del bambino.
Gesù accompagna e fa entrare i discepoli in questo processo di autonomia, di crescita e di responsabilizzazione. Nonostante la loro infanzia, la loro imperfezione, la loro incredulità, i discepoli sono chiamati a diventare adulti!
A loro viene affidato il compito dell’evangelizzazione, diventando a loro volta, genitori di altri.
E io come discepolo, come popolo di Dio, come Chiesa come mi sento?
Spaventato dalla possibilità di essere lasciato soli? Angosciato dal pensiero dell’assenza di Dio?
Il testo evangelico poi non tema di sottolineare che ora i discepoli sono undici non più dodici: è accaduto qualcosa, c’è stata una defezione, si è perso un pezzo.
Anche noi possiamo riconoscerci in questi discepoli che vivono l’inevitabile ipocrisia di ogni credente: si prostrarono, ma dubitarono!
A questa comunità sbilenca, azzoppata, claudicante, Cristo affida la missione dell’evangelizzazione, e forse non è un caso: è solo nella consapevolezza del dubbio e della paura che ci può essere spazio per Dio!
In un gruppo di gente perfetta troppo facile è pensare di bastare a sé stessi, dimenticato presto Dio!
Io so cosa fare e non ho bisogno di nessuno… purtroppo troppo spesso “live motive” del nostro vivere nella comunità, con gli altri… Io mi basto!
Lasciamoci accompagnare da Gesù, nell’affrontare le nostre paure, nel fare i passi per diventare grandi, adulti, con la certezza che per quanto imperfetti, siamo profondamente amati da Dio.
Dio si è fidato di noi, ed è questo il grande mistero!
Chiediamoci allora: Io come vivo la paura dell’abbandono? Capisco come il Signore si fida di me?