Foglietto settimanale dal 18 al 25 Gennaio 2026 – Seconda domenica del T.O. – anno A

Questa è la “mia” verità… Il rischio di dire quello che non c’è!

Is 49,3.5-6   Salmo 39   1Cor 1,1-3   Gv 1,29-34

 

A volte abbiamo la sensazione di essere sotto processo, a volte effettivamente lo siamo, magari senza sapere di cosa siamo accusati…

Siamo tutti dentro questo grande processo, che è la nostra storia, e vitale diventa decidere quale ruolo vogliamo assumere.

L’immagine del processo a mio parere può aiutarci a leggere l’intero Vangelo di Giovanni, a cominciare da questo brano, dove troviamo due verbi importantissimi che ci tracciano un cammino: vedere e testimoniare.

vedendo Gesù venire verso di lui… v.29 è un vedere fisico;

Ho contemplato lo Spirito discendere… v.32   che diventa un osservare/contemplare;

E io ho visto e ho testimoniato… v.34 apre alla conoscenza interiore e porta a compimento la ricerca.

 

Giovanni Battista ci consegna una verità fondamentale: noi possiamo testimoniare, cioè parlare, solo se abbiamo visto! Diversamente le nostre parole sono solo chiacchiere, fantasie, o peggio ancora, diffamazioni, oggi molto in voga…

Ma Giovanni ci consegna un ulteriore importante passo da compiere: per testimoniare non basta avere visto, ma è necessario comprendere il senso di quello che abbiamo visto!

E se abbiamo veramente visto, siamo chiamati a testimoniare: abbiamo una responsabilità dalla quale non ci possiamo sottrarre.

Giovanni Battista è testimone, di quando è accaduto nel Giordano, e con il suo agire c’insegna anche a stare al proprio posto: il compito di Giovanni non è giudicare e nemmeno mettersi al centro dell’attenzione, Giovanni è l’amico dello sposo, non è lui lo sposo.

Egli è colui del quale ho detto: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me» v.30

Giovanni testimonia in favore di Gesù: la testimonianza diventa concreta quando aiuta e fa crescere. Solo chi è onesto, chi veramente vuole il bene dell’altro, chi è sinceramente interessato alla giustizia, è capace di farsi da parte, di non mettersi al centro e non cercare protagonismi.

Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: «Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo». v.33

Giovanni Battista non si lascia andare allo sterile e dannoso chiacchiericcio ma parla solo dopo che si è informato, l’ha conosciuto, ha fatto esperienza

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! v.29

Giovanni intravede in Gesù l’agnello della cena pasquale ucciso al nostro posto, ma anche l’agnello (capro espiatorio) mandato nel deserto come gesto di espiazione, carico dei peccati del popolo. Giovanni Battista vede nel presente quello che Gesù porterà a compimento!

proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse… v.33

per diventare testimone, Giovanni Battista ha compiuto un cammino, ha contemplato, ha pregato, attraverso la luce della Parola ha cercato un dialogo con Dio: è lo Spirito che ha permesso a Giovanni Battista di riconoscere in Gesù il compimento della promessa.  

Portiamo i nostri pensieri in dialogo con Dio, e certamente riusciremmo a vedere con più chiarezza come stanno veramente le cose. Troppo spesso invece, ci chiudiamo nella trappola delle nostre idee, delle nostre verità…

 

I nostri gesti, i nostri silenzi, i nostri sguardi, parlano sempre di noi: la nostra vita è una continua testimonianza e ne siamo responsabili.

La Liturgia nell’invitarci a riflettere sul valore della testimonianza, ci stimola anche a non perdere l’occasione per chiedere perdono per le volte che ci siamo lasciati andare al pettegolezzo, alle insinuazioni, ai giudizi superficiali…

(la mormorazione è peccato mortale… ripeteva spesso don Agostino)

 

Chiediamoci allora: il mio modo di parlare è frutto di preghiera, di riflessione o cede al pettegolezzo e alle insinuazioni? Nella mia vita mi sento imputato, giudice o testimone…?

IITempoOrdinario_2026

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