Foglietto settimanale dal 19 al 26 Luglio 2026 – XVI Domenica T.O. – Anno A

Cominciate col fare ciò che è necessario,

poi ciò che è possibile.

E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile.

(San Francesco d’Assisi)

 

Sap 12,13.16-19   Sal 85   Rm 8,26-27   Mt 13,24-43

 

La vita è molto complessa e tante volte non è così facile capire dove sia il bene! Tutti ricordiamo il cavallo che i Greci lasciarono alle porte di Troia, sembrava un regalo degli dèi, ma quel cavallo, in realtà nascondeva… nemici.

Anche riconoscere la presenza di Dio a volte può risultare complicato: lo cerchiamo, desideriamo trovarlo, a volte ci sembra di incontrarlo in un impegno, in una relazione, ma spesso restiamo delusi nello scoprire di esserci sbagliati.

Scelta avventa? Forse! Troppe volte però, è perché non abbiamo ascoltato bene e ci siamo lasciati persuadere dall’apparenza, dal “mi piace di più” o dal “così fan tutti” …

La parabola del grano e della zizzania, descrive il nostro cuore come un campo in cui cresce di tutto, ma potrebbe anche essere letta come immagine del mondo, della Chiesa, delle nostre comunità in cui c’è effettivamente di tutto: persone buone e persone… meno buone.

Il cuore e il mondo sono luoghi in cui Dio ha seminato un seme buono! Ma purtroppo il momento della debolezza, del buio, della stanchezza diventa il momento in cui il Nemico ne approfitta per seminare il male. Tutto allora ci appare confuso tanto che diventa difficile prendere una decisione: grano e zizzania quando germogliano, sono molto simili e dividerli subito potrebbe portarci a strappare anche il grano, occorre saper aspettare.

Una delle caratteristiche più importanti del discernimento è proprio il tempo, ma in una società dove tutti corrono e pretendono risposte immediate, aspettare diventa difficile e così aumenta il rischio di prendere decisioni sbagliate.

Diamo tempo al grano e alla zizzania, di crescere e sarà quello il tempo della divisione.

Per noi cristiani il discernimento richiama la vita spirituale, un processo interiore e profondo per comprendere e riconoscere la presenza di Dio, sempre discreta, mai eclatante e per niente rumorosa. Presenza che si riconosce nella semplicità, nell’umiltà, e mai nelle manie di grandezza.

Umanamente, siamo invece portati a cercare il clamore e il successo per le nostre iniziative, ma Gesù attraverso l’opera di un seme piccolissimo, ci mostra l’agire di Dio.

Forse oggi ci fidiamo poco della potenza di Dio e molto delle nostre capacità umane!

Basta guardare al tempo che dedichiamo alla preghiera e all’adorazione, rispetto a quello dedicato ai social e al gossip….

Anche lo stesso Elia (uno dei maggior profeti dell’A.T.) ha dovuto imparare a riconoscere la presenza di Dio non nel clamore del vento, del fuoco, o del terremoto, ma in una “brezza leggera” in “un filo di silenzio sonoro” come lo definì Papa Francesco…

Il bene sa scomparire, sa farsi da parte, non è mai ingombrante! Il bene è il lievito che fa crescere la vita, la relazione, la comunità, poi sparisce ma restano gli effetti. Troppe volte invece il “nostro bene” diventa presenzialista e narcisista: pretendiamo che tutti lo vedano diventando solo presenza del nostro io, e smette di essere un bene che è innanzitutto presenza di Dio.

Tutti sappiamo che “la vita è sicuramente complessa” ma il silenzio e la preghiera possono aiutarci a trovare Dio e guidarci nel compiere le azioni giuste.

Chiediamoci allora: io mi prendo tempo per fare scelte consapevoli? Mi impegno a fare il bene senza mettermi in mostra?

 

La forza di un seme non sta nella sua grandezza ma nella vita che contiene:

un piccolo seme, se vive e cresce, riesce a spaccare le pietre:

perciò abbi fiducia non nella grandezza delle cose che farai

ma nella vita alla quale puoi dire ogni giorno, “si!”

SCARICA PDF