Foglietto settimanale dal 2 al 9 Agosto 2026 – XVIII Domenica del T.O. – anno A

Tutto chiuso!

La paura di non trovare risposta alla propria fame.

 

Is 55,1-3   Sal 144   Rm 8,35.37-39   Mt 14,13-21

 

Il luogo è deserto ed è ormai tardi…” … certo che parlare di deserto con il caldo di questi giorni…

La liturgia di questa domenica, vuole richiamare alla nostra attenzione il deserto, non come luogo geografico, ma bensì come “tempo” nel quale ci sentiamo smarriti, non vediamo più la strada da percorrere, ci sentiamo come se ci venisse tolto tutto e ridotti all’essenziale.

Il deserto è il tempo della paura, ma soprattutto è il tempo nel quale ci sembra di non trovare una risposta alla nostra fame di vita.

E come nel deserto, capita di essere vittima dei miraggi così nella vita, a volte rischiamo di spendere energie pensando di aver trovato quello che ci sazia, per poi accorgersi di aver avuto solo fumo, se non addirittura di nutrirci di un cibo che avvelena.

«Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?» (Is 55,2). Certamente oggi possiamo ritradurla con: “dove stiamo cercando risposta alla nostra fame, di sentirci riconosciuti, amati, stimati, guardati…?

Per Israele il deserto non è solo il luogo della paura, ma è anche il luogo dell’intimità con Dio: è nel deserto che il popolo fa l’esperienza più autentica della relazione con il Signore. Molto spesso invece, noi derubrichiamo le nostre esperienze di deserto a momenti da dimenticare, ma in realtà il deserto è il luogo in cui si apprende a stare con Dio.

Osserviamo la scena descritta nel Vangelo:

Gesù si inoltra nel deserto, come se volesse essere cercato e trovato proprio lì;

la gente lo segue per un giorno intero perché ha fame di senso, di risposte, di una parola che possa orientare la vita., e non come succede a noi per “il tempo di una omelia e sbuffando”

Quell’incontro comincia dalla compassione: Gesù si lascia toccare dalla loro fame!

Ecco però che scende la sera, anche sulla nostra esistenza e dopo aver ascoltato, imparato, gioito, la fame si fa sentire e con essa anche la tentazione di pensare che Dio in fin dei conti, non abbia nulla a che fare con la concretezza della nostra vita.

Ragionamento condiviso anche dai discepoli: la gente ha fame, ma non è Gesù la risposta… si medita la Parola, ma i problemi della vita si affrontano solo con i criteri realistici del buon senso… Ma la fede non può essere ridotta solo ad un’analisi sociologica! non si può escludere lo sguardo della fede dalla vita reale.

Non solo, i discepoli arrivano ad arrogarsi il ruolo di maestri e insegnare al Signore cosa fare: “congedare la folla”. Applicano la logica totalmente umana dell’egoismo: ognuno deve pensare per sé, che è esattamente il contrario della solidarietà.

I discepoli diventano inevitabilmente complici di una separazione tra l’ascolto della parola di Dio e la vita concreta delle persone.

La risposta di Gesù invece ci consegna una ricca pedagogia che parte dal prendere consapevolezza di quello che si ha. Il poco, che guardiamo sempre con disprezzo, merita invece attenzione. Anche se ci vediamo insignificanti (e lo siamo realmente) non dimentichiamoci quello che Dio può realizzare con quel poco che siamo. L’occhio umano tende a cercare ciò è eclatante e che fa rumore, il Regno di Dio invece opera nella semplicità e nella piccolezza!

Cinque pani e due pesci, totale sette, numero che nella Bibbia evoca la pienezza, infatti il Signore è con loro, ma i discepoli di allora come quelli di oggi faticano a capirlo.

Non lasciamoci sfuggire un particolare: il prodigio che Gesù realizza non è una moltiplicazione (termine che non troviamo né qui né nelle versioni parallele di questo episodio) ma è una divisione che diventa dono: Gesù dà il pane e i pesci ai discepoli, affinché loro li diano alla gente! La moltiplicazione, l’apparenza, i grandi numeri, il “fare” solo per avere successo nasce dalla logica umana, il Regno dei cieli si manifesta nella condivisione del poco che c’è, perché è in quel poco che possiamo scoprire la grandezza della presenza di Dio.

Il vero miracolo è che tutti possono mangiare a sazietà, ma se prima di tutto viene la mia fame senza pensare cosa gli altri mangeranno, sono ancora lontano dal Regno di Dio!

Le dodici ceste piene avanzate, sono memoria di ciò che Dio è capace di fare nella nostra vita se accettiamo di mettere a disposizione il poco che siamo, ma è anche profezia del cibo che continuerà a nutrire per sempre il nuovo popolo di Dio.

 

Chiediamoci allora: Io dove sto cercando la risposta alla mia fame? Sono uno che mangia da solo o mi impegno a condividere il poco che possiedo?

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