Foglietto settimanale dal 21 al 28 Settembre 2025 – XXV Domenica T.O. – Anno C

Che faccio? Onesto o disonesto!

 

Am 8,4-7   Sal 112   1Tm 2,1-8   Lc 16,1-13

 

Quante volte sentiamo dire da conoscenti sono stato truffato, ingannato…

… e oggi il profeta Amos ci invita a guardare con attenzione alle nostre relazioni, e chiederci se anche noi a volte abbiamo usato bilance false (Am 8,5) se cioè abbiamo soppesato in modo diverso quello che era nostro da quello che apparteneva agli altri; se abbiamo aspettato il momento giusto per comprare il più debole (Am 8,6), magari approfittandoci delle sue difficoltà e prendendoci pure la nostra vendetta; oppure venduto lo scarto della nostra vita (Am 8,6), facendoci addirittura apparire molto generosi nel dare quello, che per noi non aveva alcun valore…

Oggi la domanda che la liturgia ci mette davanti: è cosa ne sto facendo della mia vita? Come sto amministrando questa vita, questo tempo, che è stato messo nelle mie mani?

Gesù ci ricordano che per tutti prima o poi, arriva il momento in cui dobbiamo rendere conto, e non solo come singoli, ma anche come Chiesa e come umanità.

Nella nostra vita tutto è dono, dono in senso radicale, è qualcosa che non ci appartiene!

Che l’amministratore della parabola sia effettivamente disonesto o sia considerato tale da coloro che sono sotto la sua amministrazione, poco importo, ma questo appellativo dice a tutti noi qualcosa di più profondo: siamo tutti amministratori perché usiamo come nostro qualcosa che non lo è!

Nessuno di noi può dire di possedere veramente qualcosa, né di esserne proprietario o padrone perché in qualunque momento della vita tutto ci può essere tolto: le relazioni, gli affetti, il ruolo, la vocazione, la salute, la vita stessa…!

Forse il senso della vita sta proprio qui: comprendere come amministrare nel modo migliore quello che è stato messo a mia disposizione. Gesù lo dice chiaramente: siamo amministratori di una ricchezza disonesta, di una ricchezza altrui! (Lc 16,11-12).

Disonesto o no, questo amministratore deve affrontare la situazione, ed è proprio nella crisi che scopre il senso della vita.

Potrebbe continuare a rubare, prendere per sé, mettere da parte, invece in quel momento capisce, che per essere bravi amministratori occorre con-donare, occorre per-dono, cioè dare all’altro senza che ne abbia merito, soprattutto quando non se lo aspetta.

La prima cosa che Dio ci chiede di fare con la nostra vita non è quella di essere giusti, ma di essere misericordiosi.

L’amministratore disonesto non viene lodato per la sua correttezza, ma perché ha scelto la via della generosità, usando la sua vita per condonare i debiti che gli altri hanno contratto!

Interessante poi, è notare come Luca ponga questa parabola subito dopo quella del padre misericordioso e dei due figli, forse per farci comprendere meglio la conclusione del suo discorso:o decidiamo di servire Dio o diventiamo schiavi della ricchezza!  (Lc 16,13).

Scegliere di servire la ricchezza fa vivere nell’illusione di guadagnare, e fa diventare schiavo; la ricchezza intesa come possedere qualunque cosa (non semplicemente il denaro), è il primo gradino verso la perdizione seguiti dalla vanagloria e infine dalla superbia.

Chi sceglie di servire Dio riconosce in Lui la fonte di ogni dono, comprende di essere amministratore e come persona libera, pronta a restituire ciò che ha ricevuto in qualunque momento gli sia richiesto.

Chiediamoci allora: Come sto amministrando la mia vita? In che modo vivo le mie relazioni? Sono una persona generosa o cerco sempre il guadagno per me?

XXV Tempo-Ordinario_2025

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