Foglietto settimanale dal 23 al 30 Agosto 2026 – XXI Domenica T.O. – Anno A

Io non ti conosco,

io non so chi sei,

so che hai cancellato, con un gesto i sogni miei.

(Mina 1970)

Segnali di crisi!

 

 

Is 22,19-23   Sal 137   Rm 11,33-36   Mt 16,13-20

 

«La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?»

La domanda che apre il Vangelo ci interpella tutti. Se in una relazione si comincia a dire “non ti riconosco più” è il segnale evidente che da tempo il rapporto si è usurato e si sta avvicinando il momento della crisi. Succede all’interno della coppia, tra amici, ma anche per chi fa parte della parrocchia, movimenti, gruppi sportivi, famiglie religiose…

Per quanto una relazione possa essere profonda, le persone cambiano, non succede anche a noi di sentirci non capiti, o di avere la percezione che l’altro sia lontano…?

Questa incomprensione molto spesso risiede nel fatto che pensiamo di avere la “sfera magica” e con essa la presunzione di conoscere perfettamente l’altro, sapere cosa vuole, poterne prevedere i comportamenti, tanto da applicargli addosso, un’etichetta ma senza mai interessarci veramente cosa il suo cuore stia attraversando…non abbiamo tempo da perdere per l’altro.

Finisce così che applichiamo questo meccanismo anche a Dio: lo diamo per scontato, pensiamo di conoscerlo già (quattro anni di catechismo e se poi ho fatto parte dei gruppi medie e giovanissimi…), e non ci aspettiamo niente di nuovo nella relazione con Lui… come se si trattasse di un libro già letto tante volte e di cui conosciamo il finale.

Gesù aveva avvertito segnali di crisi nella relazione con la gente, non si sentiva capito, ha il coraggio di fermarsi per verificare quello che sta accadendo: la gente ha interpretato Gesù alla luce di vecchi schemi.

Il popolo di Israele conosceva già tanti profeti, Giovanni Battista, Elia, Geremia… Gesù rimanda ad esperienze passate, non c’è nulla di nuovo nel suo messaggio!

«e voi, chi dite che io sia?» questa è la domanda che fa “tremare le gambe” e che il discepolo di ogni tempo non può evitare, ma anche ognuno di noi che vive un’importante relazione “dopo tanti anni che ci frequentiamo: chi sono io per te?”

Nel cammino di fede, la nostra risposta non è mai il frutto dell’intelligenza, ma solo dell’azione dello Spirito dentro di noi: «né sangue né carne te lo hanno rivelato».

La conoscenza vera di Gesù è un dono dello Spirito dentro di noi. Ma ho aperto la porta del mio cuore allo Spirito? (Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me. Apocalisse 3,20)

Gesù si fida di noi, ci ama talmente tanto che si affida alle mediazioni umane per continuare a essere presente nella Chiesa. Pietro infatti, con tutti i suoi limiti, diventa la roccia su cui Dio si appoggia per continuare a parlare all’umanità di ogni tempo. Dio ci rende degni di essere la voce attraverso cui continua a diffondere la sua Parola.

Per conoscere Gesù dobbiamo camminare fino in fondo insieme a Lui, anche se la strada porta anche al Calvario, a sostare sotto la croce: solo così possiamo accogliere la gioia della risurrezione. Dobbiamo fare esperienza di Lui, ognuno attraverso il proprio cammino!

Gesù ci insegna a non considerare mai l’altro come un “oggetto” immobile, scontato nella nostra vita, ma bensì come una persona da accogliere e amare sempre.

Fermiamoci di tanto in tanto, per verificare onestamente che cosa abbiamo lasciato capire di noi.

Chiediamoci allora: Chi è per me Gesù in questo momento della mia vita? Mi sono mai chiesto cosa gli altri hanno capito di me?

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