Pentecoste – Lo Spirito: pace e perdono
La Pentecoste è il compimento della Pasqua. Il Signore si fa presente ai discepoli, la sera del giorno della resurrezione con il suo corpo ferito e con il suo soffio che dà vita: “…Pace a voi; …Ricevete lo Spirito santo; … A chi perdonerete saranno rimessi i peccati” (cf. Gv 20,20-22).
Perché Gesù Risorto si presenta con il corpo ferito e non avvolto di gloria? E perché lo Spirito?
– Il corpo crocifisso e risorto con i segni delle ferite subite per amarci è memoria dell’amore vissuto per tutti, anche se da molti è rifiutato.
– Lo Spirito procede dal corpo del risorto, è memoria delle parole di Cristo: dare pace e ispirare perdono.
È questo corpo ferito che parla alle nostre comunità: ferite dal tradimento, spesso troppo assenti, molte volte paralizzate dal dubbio, dalla paura, ripiegata su di sé, chiuse …
Ogni comunità “lacerata”, può imparare dal Crocifisso Risorto che le ferite possono divenire feritoie attraverso cui passa il dono dell’amore.
Il corpo di Gesù Risorto è memoria di un amore vissuto e mai interrotto nemmeno dalla morte, e che continua attraverso il dono del Suo Spirito: come è il dono dell’Eucaristia.
Il Vangelo insiste sul corpo perché il corpo è l’unico luogo dell’amore e della verità in quella particolare esperienza umana che è l’esistenza cristiana.
Luogo dell’amore è la vita, è la parola, è il corpo che si dona, che si consegna, che si spoglia per donarsi come ha fatto Gesù lavando i piedi ai discepoli a significare l’amore con cui li avrebbe amati fino alla morte e anche oltre la morte sulla croce.
Gesù non incontra i discepoli in una “realtà idilliaca” ma nella loro vita, nel timore, nella chiusura, per liberarli dalla paura che li paralizza, con il dono del Suo “soffio”. Le sue ferite diventano sigillo indelebile dell’amore, che è l’unica vera gloria!
Per Giovanni il giorno della resurrezione coincide con il giorno di Pentecoste: la storia del Risorto segna anche l’inizio della storia dei credenti in Lui. E come gli incontri che avvengono attraverso il corpo, vedere il Signore nella gloria della resurrezione, trasforma la paura in una gioia incontenibile. Il Risorto, attraverso il suo corpo ferito, dona ai discepoli lo Spirito, e lo Spirito vivifica sia il loro corpo paralizzato dalla paura, che la Chiesa che essi formano, ancora chiusa in se stessa.
Gesù con la sua incarnazione, ha presentato il volto e l’umanità di Dio, e ora con la Pentecoste dona il soffio di Dio, che permette ai discepoli, attraverso la loro vita, di portare al mondo, l’amore di Cristo, che nel perdono trova la sua espressione più alta.
Perdonare è donare attraverso le ferite ricevute, è fare del male subìto, l’occasione di un gesto di amore, è creare pace con una sovrabbondanza di amore che vince l’odio e la violenza sofferta. Il Risorto ha vinto con l’amore, il male patito e, nel manifestare ai discepoli la continuità del suo amore gli comunica anche la via per partecipare alla sua vita di Risorto: vincere il male con il bene, rispondere alla cattiveria con la dolcezza, far prevalere la grazia sulla vendetta e sulla rivalsa.
Certamente è un cammino lungo e faticoso, che possiamo affrontare solo aprendoci alla forza dello Spirito capace di far regnare Cristo in noi.
“Amatevi come io vi ho amati” (Gv 13,34): chiama all’esercizio di perdono reciproco da attuare sempre; è fare spazio allo Spirito per dare sempre più spazio in noi all’amore.
Lo Spirito Santo è dono, promessa e impegno:
– dono: che nella vita del credente e della chiesa, è reso presente attraverso i frutti di carità, pace, benevolenza, pazienza, mitezza;
– promessa: perché apre al futuro, suscita la speranza, dà una direzione di cammino;
– impegno: perché è dono del Risorto che impegna tutti noi nella missione di narrare il perdono di Dio.
Chiediamoci allora: sono una persona che crea comunione o che porta discordia? Riconosco in me e intorno a me l’azione dello Spirito santo?