Foglietto settimanale dal 25 Gennaio al 1° febbraio 2026 – Terza domenica del T.O. – Anno A

Mi butto o scappo? Il rischio della relazione.

Is 8,23-9,3   Sal 26   1Cor 1,10-13.17   Mt 4,12-23

 

Per vivere pienamente una relazione è necessario mettersi in gioco, buttarsi e non fermarsi nel fare congetture, cullare delle ipotesi… È la dinamica dell’amore che chiede sempre un rischio perché la parola dell’altro, all’inizio di ogni relazione, è solo una promessa.

E anche con Dio, c’è una relazione e c’è una promessa: faremo esperienza di Dio solo quando accetteremo di rischiare e di buttarci nell’amore!

Oggi nel Vangelo di Matteo troviamo il compimento di una promessa, Dio ha mantenuto la parola: la profezia di Isaia si compie in Gesù.

Il testo odierno di Isaia, fa parte del cosiddetto “libretto dell’Emmanuele” (capitoli 7-11) dove il profeta (che parla in nome di Dio) richiama alla speranza, alla pazienza, alla certezza che nelle sofferenze che stanno attraversando, a causa della minaccia dell’Impero assiro, non sono soli: Dio è con loro.

Dio spezza il giogo, la sbarra, il bastone, ci libera di chi ci faceva male ma non vuole che ci trasformiamo in aguzzini: non c’è nessuna vendetta da compiere.

Dio ci insegna a cambiare modo di pensare: per accogliere l’altro devo essere pronto a fargli spazio! Se siamo convinti che il nostro, sia l’unico modo corretto per operare non saremo mai in grado di accogliere l’altro nella nostra vita.

“Convertitevi… Metanoeite” è il punto di partenza per accogliere Dio nella nostra vita!

(Metanoeite imperativo presente del verbo metanoéo, che significa “cambiate mentalità” o “cambiate il vostro modo di pensare“).

Gesù chiama nel quotidiano, in ogni momento della vita: di gioia, di dolore, di stanchezza, di giorno, di sera… Le acque, il lago, il mare sono immagini che (specie per un popolo di pastori come era Israele) richiamano la morte, il pericolo, situazioni della vita che possono travolgerci.

Quando passa Gesù, Giovanni e Giacomo stanno sistemando le reti, forte richiamo anche per tutte le relazioni o situazioni della nostra vita che non abbiamo il coraggio di chiuderle definitivamente e insistiamo a rammendarle: Gesù ci invita a lasciare quelle reti, per cominciare a vivere qualcosa di diverso.

Ma perché Gesù chiama per primi due coppie di fratelli (Simone / Andrea, poi Giacomo / Giovanni)? Interessante è notare che anche all’inizio della Bibbia nel libro della Genesi, troviamo storie di fratelli Caino e Abele, Isacco e Ismaele, Giacobbe ed Esaù, oltre a Giuseppe e i suoi undici fratelli…. ma quasi sempre erano storie di fratelli in lotta tra loro: si ammazzavano, si vendevano, si ingannavano…questa è l’umanità, è la fatica di diventare fratelli!

La Parola di Gesù invece non solo guarisce, ma crea relazione, fratellanza, vuole diventare luogo dell’annuncio com’erano le prime comunità descritte da Luca negli Atti degli Apostoli, o come usava raccomandare san Francesco ai suoi frati, dobbiamo annunciare il Vangelo prima di tutto con la vita, poi, se serve, anche con la parola.  

a cosa serve predicare il Vangelo se poi siamo divisi tra noi?” ci ricorda S. Paolo in Prima Corinzi.

Se vogliamo trasformare la nostra vita, dobbiamo metterci alla sequela del Maestro: questo è l’unico modo per imparare lo stile del maestro, ma è necessario camminare a lungo dietro a Lui.

Diventare pescatori di uomini: il Signore ci chiama non a sacrificare o negare quello che siamo, ma a farlo fiorire, a metterlo a servizio del suo Regno.

i discepoli lasciarono subito le reti! Per trasformare la nostra vita, è necessario buttare le zavorre inutili, le nostre paure, le nostre reti, le nostre comfort zone, che impediscono il cammino; lasciarle andare per seguire Gesù, e cominciare a vivere una vita nuova, ma soprattutto una vita piena.

 

Chiediamoci allora: cosa oggi mi impedisce di seguire pienamente il Signore? Il modo in cui vivo mi aiuta ad annunciare e testimoniare il Vangelo?

 

IIITempoOrdinario_2026

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