Guarda cosa ho trovato!
L’imprevisto che ti cambia la vita
1Re 3,5.7-12 Sal 118 Rm 8,28-30 Mt 13,44-52
È triste ma ogni giorno vediamo quanto il criterio della finanza domina in maniera così pervasiva la nostra vita e a volte arriviamo a guardare le nostre stesse relazioni in termini economici, a barattare l’amore con la nostra dignità, a inviare “ingiunzioni di pagamento” a chi ancora non ci ha ripagato di tutto l’amore che abbiamo versato.
Forse la stessa comunità a cui Matteo si rivolge con il suo Vangelo doveva vivere dinamiche simili, visto che Gesù arriva ad usare il linguaggio dell’economia e immagini che richiamano il mondo degli affari, (mercanti, contadini, pescatori), di coloro che vogliono trarre vantaggio da quello che succede nella loro vita.
Tutti prima o poi siamo chiamati a fare delle scelte, a decidere cosa conta nella nostra vita, su cosa vogliamo scommettere.
Gesù cita il contadino che nello svolgere quotidianamente il suo lavoro inaspettatamente trova un tesoro! Che fare allora? Rimanere nella zona di conforto o rischiare?
Ci sono poi i mercanti che passano tutta la vita a cercare una risposta alla loro inquietudine. A volte arrivano a sfiorare ciò che sembra colmare ogni attesa, ma ecco accendersi la tentazione: mi fermo o lascio tutto per cercare una perla ancora più preziosa?
Dubbio che molte volte avvelena l’anima e impedisce lo spendersi in maniera piena.
La paura di rischiare ci lascia spesso a mani vuote!
Il campo, il mare possono essere viste come immagine della nostra interiorità, dove il vero bene è a volte nascosto, ma può essere trovato.
Dobbiamo scavare dentro di noi per trovare la presenza di Dio e la sua immagine impressa dentro di noi, immagine che con il passare del tempo, potrebbe aver perso vivacità, evidenza. Le zolle della sofferenza, la polvere della delusione e forse anche il letame che ci hanno gettato addosso, possono aver contribuito a seppellire in noi questa presenza.
Ma per ritrovare la nostra vera immagine occorre scavare o mettersi in mare a cercare: non possiamo ritrovare noi stessi e la presenza di Dio in noi, rimanendo oziosamente ad aspettare senza muoverci e senza rischiare.
Ecco perché l’accidia è uno dei 7 peccati capitali (Accidia: profondo stato di inerzia, noia e totale disinteresse verso qualsiasi azione, dovere o forma di vita spirituale. Deriva dal greco antico akēdía, formato da a- (privativo) e kēdos (cura), indicando letteralmente la “mancanza di cura” o di interesse per le cose importanti).
Le parabole diventano efficaci quando ci chiamano a prendere posizione e Gesù conclude con due riflessioni che riprendono il tema della scelta.
La vita è come una rete a strascico che prende tutto! Così è il mondo, la Chiesa, la comunità e non dobbiamo meravigliarci se ci ritroviamo nella stessa rete insieme a chi ci sembra lontano da noi. Ma arriverà un tempo, lungo o corto che non ci è dato di conoscere, nel quale il Signore farà chiarezza è arriverà la Verità.
Discernere significa affrontare le situazioni della vita alla luce dell’esperienza e di tutto quello che abbiamo capito con la nostra intelligenza, ma non basta imparare, bisogna vivere mettersi alla prova, diventare suoi discepoli.
Diversamente rimaniamo non solo degli scribi (già sarebbe un bel complimento), ma degli scribacchini, persone che conoscono perfettamente le norme, i precetti, le regole, ma non possediamo la saggezza di applicarle nella loro vita. Saggezza che è dono di Dio, non una competenza personale: Salomone ottiene un cuore saggio grazie alla preghiera!
Il discernimento aiuta a fondare su una roccia granitica le nostre decisioni, ma non toglierà mai quella parte di rischio che inevitabilmente appartiene alla nostra vita
Chiediamoci allora: Sono disposto a rischiare per quello che conta nella mia vita? Sono uno che applica il Vangelo nella vita o semplicemente uno che lo conosce?