Foglietto settimanale dal 28 Settembre al 5 Ottobre 2025 – XXVI Domenica T.O. – Anno C

Io sono al centro di tutto! O forse no…

Am 6,1.4-7   Sal 145   1Tm 6,11-16   Lc 16,19-31

L’inferno è certamente uno degli argomenti su cui libri, film, racconti si sono sbizzarriti nel tentativo di proporre rappresentazione, cercare spiegazioni, immagini adeguate. Anche noi a volte, parliamo di aver vissuto situazioni infernali…, ma veramente cosa è l’inferno?

«L’Inferno, signora, è non amare più» Questa è una toccante definizione che mi ha colpito nel romanzo “Diario di un curato di campagna” di G. Bernanos, che racconta la storia di un giovane prete che si ritrova in una parrocchia dove sperimenta grande ostilità da parte della gente e si trova nel mezzo delle beghe familiari dei nobili Conti del luogo.

Il suo inferno, è l’isolamento profondo dal mondo, quell’impossibilità di comunicare ciò che ti porti dentro, l’impossibilità di confessare il bisogno di essere amato.

Non è un caso che il Vangelo di Luca, ci presenta l’inferno come un abisso, una grande distanza, ma nello stesso tempo sembra suggerire che quella distanza siamo noi stessi a costruirla con la nostra vita.

Il ricco epulone è l’ennesimo personaggio (dopo i figli del padre misericordioso e l’amministratore scaltro), che nell’incedere della vita cede alla tentazione di sfamare solo se stesso, a divorare la vita trattenendo tutto per sé.

Pensa prima a te stesso! Salvati!… ormai è un mantra entrato nel nostro lessico, e anche Cristo sulla croce, ha dovuto combattere contro questa tentazione. Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» (Luca 23,39)

Nel linguaggio evangelico, la ricchezza è il contrario del dono: se sei ricco vuol dire che non hai donato. Il ricco epulone rimanda a uno stile di vita: si vestiva e si dava a lauti banchetti, diversamente da Gesù che invita a non preoccuparci di quello che indosseremo e mangeremo.

Vestire e mangiare sono per molti le due grandi preoccupazioni.

Vestire: rimanda a l’immagine che devo dare, alla paura sul giudizio degli altri su di me, è cercare la maschera giusta per compiacere il mondo senza mai mostrare il nostro vero volto.

Mangiare: è legato al non fidarci degli altri, a conquistare con le nostre forze e a tutti i costi le “nostre prede” (affetti, potere, successo, amore…).

Preoccupazioni che, se mal gestite, portano a scavare un abisso con gli altri e soprattutto con Dio.

La figura del ricco epulone si contrappone esattamente all’immagine di Cristo:

  • il ricco si veste – Cristo si spoglia della sua uguaglianza con Dio;
  • il ricco si dava a lauti banchetti – Cristo dona il suo corpo come cibo.

Lazzaro (il cui nome significa “Dio aiuta”), è invece colui che vive la beatitudine della mancanza, desidera sfamarsi, e per far questo ha bisogno dell’altro, e questa fame lo spinge a non smettere di desiderare. Lazzaro non smette di cercare, è aperto alla vita, tanti che Dio lo chiama per nome rispetto al ricco epulone che resta nell’anonimato più profondo.

Con la morte quella terra/potere, a cui il ricco era gelosamente attaccato, diventa la sua tomba: quando ci chiudiamo dentro le nostre torri d’avorio, ci attacchiamo alle nostre sicurezze, ai nostri ruoli, la vita diventa una gabbia.

Ma come è successo all’amministratore disonesto anche per il ricco epulone, la vita dona sempre l’occasione di vedere dove siamo e vedere è il verbo della responsabilità perché ci permette di ri-decidere della nostra vita: sto cercando di dare senso alla mia vita?

“Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Interessante questo rimando a Mosè e i profeti: sono solo loro che possono risvegliarci dai nostri stordimenti, perché sono loro ad indicarci la Parola di Dio nel suo insieme.

Parola che fin dal mattino ci scuote e ci distoglie da quella quotidiana tentazione di cercare l’abito giusto e chiuderci nei rifugi delle nostre sicurezze.

 

Chiediamoci allora: Cosa mi porta ad allontanarti da Dio e dagli altri? Cosa sto costruendo con la mia vita?

XXVI Tempo-Ordinario_2025

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