Resta ancora con noi! La fatica di vivere il distacco.
At 6,1-7 Sal 32 1Pt 2,4-9 Gv 14,1-12
Inutile negarlo, le separazioni sono parte integrante di noi: la vita comincia con una separazione (alla nascita dalla madre), e continua con altre esperienze che rimandano sempre a quel taglio iniziale. Sebbene sperimentiamo la sofferenza e il dolore per quel distacco, siamo consapevoli che è grazie a quella separazione che siamo ancora vivi.
Sofferenza per il distacco che attraversa oggi anche i discepoli: dalle parole di Gesù intravedono un addio, intuiscono che qualcosa sta per finire, e anche loro non riescono ad abitare la speranza che qualcosa di nuovo potrebbe cominciare.
Siamo chiamati ad attraversare la sofferenza, a vivere il dolore e solo dopo, potremo cominciare a scrivere una pagina nuova! Nel lungo discorso al Cenacolo, Gesù vuole accompagnare i discepoli a intraprendere questo cammino di consapevolezza e di fiducia.
Sono passaggi dolorosi ma necessari, che diventano molto spesso, cartina tornasole di come è stata vissuta la relazione.
Altrettanto forte è l’invito rivolto da Gesù ai discepoli a non aver paura, ad aspettare perché prima o poi si ritroveranno. Se ci fidiamo di Gesù, la distanza può preoccupare, spaventare, ma dalla fede possiamo attingere la certezza che ci ritroveremo ancora insieme.
Se avere Fede in Gesù è l’antidoto alla paura, il Vangelo presentandoci le figure di Tommaso e Filippo ci insegna a non cedere alla tentazione, del tutto umana, di pensare di farcela solo con le nostre forze.
Tommaso è impaziente vuole sapere dove va Gesù, è l’immagine di coloro che non sanno aspettare, che vogliono mantenere il controllo sulle situazioni e soprattutto sull’altro: Tommaso, prima di credere, vuole sapere cosa ne sarà di quella relazione…
Filippo con la domanda «Signore, mostraci il Padre e ci basta» incarna la figura di chi non ha conosciuto veramente Gesù nonostante il lungo tempo vissuto a fianco…
…non succede così anche nelle relazioni tra noi?
Si può camminare accanto a qualcuno, senza mai entrare veramente in comunione: anche noi possiamo stare nella relazione con Gesù per abitudine, per convenienza, per pigrizia, e accorgerci a un certo punto, di non aver mai fatto una vera esperienza di Lui.
Gesù cerca di incoraggiare e andare incontro alla paura del discepolo, di sentirsi solo e abbandonato, parlandogli del Padre e anche da Padre: «farete cose più grandi di me!» parole che sostengono e fanno crescere ogni relazione, esprimono fiducia, stima, incoraggiamento!
Non è questa la frase che ogni figlio vorrebbe sentirsi dire dal proprio padre?
Per aiutarci a vincere le paure, e affrontare quello che spaventa, Gesù vuole farci entrare in quello spazio d’amore che è la sua comunione con il Padre: un amore che non è chiuso, che non esclude, ma bensì invita, accoglie, protegge, rassicura. Solo lì possiamo trovare la consolazione davanti alle nostre angosce e ai nostri turbamenti.
Attraverso questo tempo di Pasqua, la Chiesa ci porta a riconoscere che quest’amore tra il Padre e il Figlio è lo Spirito Santo che viene ad abitare in noi.
Chiediamoci allora: Come vivo i momenti di separazione? Riesco a fidarti di Gesù?
VPasqua_2026