Foglietto settimanale dal 7 al 14 Giugno 2026 – Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – anno A

dell’albero della conoscenza del bene e del male

non devi mangiare perché, quando tu ne mangiassi,

certamente moriresti…

Imparare a scegliere quello che ci fa vivere!

 

Dt 8,2-3.14-16   Sal 147   1Cor 10,16-17   Gv 6,51-58

Mangiare è introdurre dentro di noi una porzione di mondo, e il modo in cui mangiamo dice molto di noi: chi fa la foto al piatto per postarla subito sui social, chi ci si butta a capofitto, chi analizza in modo scrupoloso quello che ha davanti, altri ancora si rifiutano di mangiare…

Già dai primi versetti della Genesi, la Bibbia potrebbe essere riletta come un’educazione al mangiare.

Dio mette a disposizione dell’uomo un intero giardino, come un dono, un segno di amore e di accoglienza;

– Adamo ed Eva invece, ascoltando il serpente, vogliono loro decidere cosa mangiare, nell’illusione di diventare padroni di quello che era un dono di Dio: troppo spesso l’essere umano si convince di sapere quale sia il cibo adatto a lui ma poi finisce invece con l’avvelenarsi!

La dinamica tra nutrimento e veleno è quella che ogni essere umano deve affrontare.

I versetti del libro del Deuteronomio diventano così invito a fare memoria di come Dio ha sfamato Israele anche quando sembrava impossibile, come nel deserto dove cibo e acqua non sono mai mancati. Il popolo era nutrito dalla manna, un cibo provvisorio che invitava a crescere nella fiducia, ma anche nella misura: “solo ciò che serviva al fabbisogno giornaliero”.

Mangiare, senza fare riserve, senza vivere di paura per il futuro, ma stare nel presente. Educazione al mangiare che diventa allo stesso tempo scuola per crescere nella relazione con Dio.

Nei Vangeli, Gesù fa della tavola luogo dove manifestare la sua missione e i banchetti diventano immagine potente di comunione, di amore incondizionato e di salvezza offerta a tutti. Il pasto viene trasformato in un evento di rivelazione divina (le Nozze di Cana; a casa di Levi; a casa di Simone il fariseo; da Marta e Maria a Betania; a casa di Zaccheo; moltiplicazione dei pani e dei pesci; Cena a Emmaus; la “colazione sul lago di Tiberiade”; ecc.).

Tra questi importanti pasti, due cene diventano veri e propri memoriali:

prima di uscire dall’Egitto: cena insolita, frugale, ma significativa tanto da diventare memoriale, ricordo vivo della liberazione dalla schiavitù.

prima di morire sulla croce: Gesù celebra una cena pasquale un nuovo memoriale, occasione viva per entrare nella morte e risurrezione di Gesù. Ecco il dono dell’Eucaristia, non un ricordo, ma un eterno presente che ci permette di entrare nella salvezza e liberarci dalla schiavitù della morte!

Nell’Eucaristia, Dio non ci nutre di cose, ma della relazione con lui: questo è Amare, questo è l’Amore!

Non è solo offrire all’altro delle cose, per quanto preziose, ma è soprattutto donare se stessi, il proprio tempo, la propria attenzione… fino alla propria vita come ha fatto Gesù!

“io sono il pane vivo disceso dal cielo”.

“…Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno…”

Carne e Sangue, evidenziano gli elementi che costituiscono la persona, e Gesù attraverso il suo corpo e il suo sangue rende concreto il suo Amore e il suo desiderio di nutrirci attraverso una piena e duratura relazione con lui.

E noi? Siamo più interessati alle cose che possiamo avere da Dio, o a cercare di entrare in relazione profonda con Lui?

La comunità, la Chiesa, il popolo di Dio nasce dall’Eucaristia, dalla comunione nel corpo di Gesù, perché allora queste divisioni tra noi, se ci nutriamo dello stesso corpo di Cristo?

La divisione tradisce la nostra identità di amici di Gesù e ci rende poco credibili come cristiani!

Tutti noi siamo chiamati, attraverso la nostra vita, a far trasparire nella concretezza del quotidiano, la nostra identità di commensali al banchetto di Dio.

 

Chiediamoci allora: Che rapporto c’è tra l’Eucaristia e la mia vita? Cosa mi nutre nella mia vita e cosa mi avvelena?

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