Foglietto settimanale dall’1 all’8 Febbraio 2026 – Quarta domenica del T.O. – Anno A

Felicità dove sei? Ma cos’è la felicità!

 

Sof 2,3; 3,12-13   Sal 145   1Cor 1,26-31   Mt 5,1-12

 

«O Gallione, fratello mio, tutti gli uomini vogliono essere felici; ma tutti sono ciechi, quando si tratta di esaminare in che cosa consiste la felicità». (Seneca – De beata vita)

Ma allora cos’è la felicità che da sempre tutti cerchiamo, nelle relazioni, nelle gratificazioni, nel riconoscimento della nostra immagine, ma sembra che nessuno sappia esattamente cosa sia?

Gesù, sapendo come questo tema stia a cuore ad ogni discepolo, parla della felicità all’inizio del Vangelo di Matteo e lo fa partendo dal testo delle beatitudini.

Ma per capire il messaggio che Gesù ci vuole trasmettere, è necessario ripartire dal verbo che abbiamo meditato domenica scorsa “metanoeite = cambiate modo di pensare (Mt 4,17): dobbiamo essere disposti a mettere in discussione le nostre convinzioni.

Per parlare di felicità Gesù esce dalla tradizione classica che lasciava intendere la felicità come un qualcosa da conquistare, che tutto è nelle nostre mani, e noi ci dobbiamo provare, ma… se poi non ci riusciamo è molto facile cadere e vivere da frustrati!

Gesù invece ci dice che possiamo essere felice, se ci rendiamo conto che questo è un dono che abbiamo ricevuto, anche quando viviamo situazioni particolari, che fanno parte della vita.

Non si tratta quindi di andare a cercare la felicità, ma di vederla e viverla dove siamo.

Inutile dire che a pelle, gli otto esempi a cui Gesù fa riferimento, sembrano contesti drammatici, per nulla consolanti, ma guardando meglio ci accorgiamo che sono innanzitutto situazioni di mancanza!

I poveri in spirito sono quelli che non hanno nessuno a cui aggrapparsi;

quelli che piangono sono probabilmente coloro che hanno perso qualcosa di importante;

i miti sono coloro che non hanno il potere o la forza per affrontare i violenti (o scelgono di non averli);

coloro che hanno fame e sete della giustizia sono coloro che desiderano qualcosa di importante che evidentemente ancora non c’è…

Ma, a chi non è mai capitato di trovarsi talvolta in una di queste situazioni, o vivere questo vuoto?

Queste situazioni possono diventare spazio per accogliere e scoprire la presenza di Dio: questa è la vera felicità che solo Dio può dare!

Non ci potrà mai essere spazio per Dio nella nostra vita, se pensiamo di essere capaci, di riempire sempre i nostri vuoti: chi è pieno di sé, paradossalmente è proprio colui che non è felice, perché non apre la sua vita a Dio.

È uscendo da noi stessi, andando incontro agli altri che troviamo la felicità perché scopriamo Dio nel volto del nostro prossimo. Ecco allora perché sono detti beati:

i misericordiosi, perché hanno il cuore verso il povero;

i puri di cuore perché guardano gli altri senza secondi fini;

gli operatori di pace perché cercano di sanare i conflitti;

i perseguitati per la giustizia, perché accettano di soffrire per amore di qualcosa più importante del loro io.

Certamente sono parole difficili da fare proprie, perché chiamano alla conversione, ma la felicità è una cosa misteriosa, troppo alta per essere una questione solamente umana.

La felicità vera è solo quella che viene da Dio, e se vogliamo essere felici dobbiamo avere il coraggio di stare in Dio.

E poi l’ultima beatitudine: Beati voi…

Sembra che Gesù guardi negli occhi ognuno di noi e ci chieda: “che idea di felicità porti nel cuore? La stai realizzando o vuoi accettare la sfida di fare spazio a Dio?

 

Chiediamoci allora: Che idea di felicità mi sono costruito? Quali resistenze sento davanti a questa parola di Gesù?

IVTempoOrdinario_2026

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